La Flc Cgil vede il bicchiere mezzo vuoto. In merito all’ultima rilevazione Invalsi sulla scuola, il sindacato punta l’attenzione su ciò che non va: «Dietro i trionfalismi del Ministro, la realtà dei dati racconta un’altra storia: il dato più allarmante riguarda la scuola primaria, storicamente fiore all’occhiello del nostro sistema formativo, dove si registra un calo sia nelle competenze di Italiano che di Matematico». Il dato più rilevante, però, è quello che fa sorridere il Governo: la dispersione scolastica finalmente in calo. Si parla, per dirla in cifre semplici, di circa 520 mila ragazzi recuperati dal 2022 a oggi. L’altra grande novità, forse ancor più interessante, riguarda la riduzione dei divari territoriali tra Nord e Sud.

Esulta, con il Governo, il sottosegretario all’Istruzione Paola Frassinetti (Fratelli d’Italia):
«Non è un risultato che arriva dal nulla. Abbiamo puntato tantissimo sull’Agenda Sud e l’Agenda Nord, fortemente volute dal ministro Valditara, ma non voglio dimenticare il Decreto Caivano, che ha contribuito a togliere dalla strada tanti ragazzi. Sono state essenziali, inoltre, le nuove forme di orientamento introdotte da questo Governo».

Però la primaria, in effetti, era il nostro fiore all’occhiello in Europa…
«Sì, ma se recuperiamo studenti dall’abbandono è naturale che poi si rilevino maggiori fragilità negli apprendimenti. E anche il nostro sforzo di inclusione può creare criticità: ci sono classi con altissima percentuale di studenti stranieri, che non conoscono bene la lingua italiana e non riescono a comprendere appieno ciò che il maestro e il professore spiegano. Anche per questo abbiamo voluto investire sui corsi di lingua italiana per stranieri in maniera consistente».

Dalla Francia arriva la novità dei social vietati sotto i 15 anni. Cosa ne pensa?
«Penso che si tratti di una misura necessaria e che siamo stati gli apripista nell’adottare una coraggiosa scelta con il divieto dello smartphone a scuola».

Una mossa di facile consenso. Era piuttosto nell’aria…
«Certo! Il 75% degli italiani era favorevole, e dopo il primo anno lo sono ancora di più. E non lo sono soltanto i genitori e i docenti, ma anche i ragazzi».

Addirittura…
«Sì, nelle mie tante visite alle scuole ho sentito dire a molti di loro che si sentono quasi liberati. Dicono che finalmente, a ricreazione, anziché rimanere soli con il proprio smartphone, hanno cominciato a parlarsi di più tra di loro. Gran parte del disagio, oltre che dall’impatto della pandemia, nasce proprio da questo. E infatti abbiamo scelto di intervenire anche con la piattaforma Ascoltami (il servizio digitale gratuito del Ministero dell’Istruzione e del Merito, che offre supporto psicologico online, fino a cinque colloqui gratuiti)».

Una volta si accusava la sinistra di medicalizzare il disagio…
«Lo psicologo non è necessario per tutti ma è utile per chi ne ha bisogno. Non vogliamo drammatizzare pensando che ogni ragazzo debba avere necessità del supporto psicologico, ma abbiamo notato che nelle situazioni di disagio un supporto immediato e gratuito può risultare utile».

Si è concluso da poco il lavoro sulle indicazioni Nazionali, a seguito del lavoro della commissione. Quali gli elementi più rilevanti secondo Lei?
«Direi che è stato importante rimettere al centro la nostra lingua, la lettura e alcune materie che erano completamente sparite, come la Geografia. Penso, inoltre, che sia stato un grande passo quello di puntare su l’ortografia e la sintassi sin dalla primaria. In sintesi, sono state potenziate sia le materie umanistiche che quelle STEM, ed è stato importante anche introdurre l’IA sia come materia di studio che come strumento per potenziare le altre materie, con la conseguente necessità di insegnare ad utilizzarla in modo critico sotto la guida di docenti formati».

Un primo bilancio sul nuovo Esame di Maturità?
«Ho colto tantissimi pareri positivi su questa formula che si è rivelata più snella, più essenziale, senza tante complicazioni iniziali. Penso sia stato utile riportare l’Esame alla sua vera essenza,che è quella di saper dimostrare le conoscenze acquisite negli anni, senza perdere la capacità di dare senso all’intero percorso».

Cosa pensa delle classi differenziali per alcuni ragazzi diversamente abili. Oggi anche tanti docenti, come rilevano diversi studi, cominciano ad andare in questa direzione…
«Non sono d’accordo sulla reintroduzione delle classi speciali: noi siamo per l’inclusione totale e siamo fieri di essere la nazione più inclusiva sicuramente d’Europa, anche rispetto ai paesi nordici che vengono spesso additati come esempio. L’inclusione in Italia è un fiore all’occhiello della nostra educazione. È bellissimo vedere che anche nei Giochi della Gioventù ci sono degli sport in cui gli studenti con disabilità gareggiano insieme agli altri».

Cosa pensa, invece, delle classi differenziate per merito?
«Penso sia meglio tenere i ragazzi tutti insieme perché chi è più bravo può aiutare anche chi rimane indietro. È questo il senso comunitario della scuola». Sa che quest’ultimo è un tema caro a Vannacci? «Chiunque lo proponga, non sono d’accordo. Noi siamo per una scuola che aiuta chi rimane indietro e nello stesso tempo valorizza i talenti».