Doveva essere un nuovo tentativo di difesa pubblica, rischia di trasformarsi in un clamoroso autogol di fronte all’opinione pubblica. Novak Djokovic torna ad utilizzare i social, in particolare Instagram, per dare una sua versione dei fatti sulla polemica che lo vede protagonista in Australia.

Il tennista serbo, numero uno al mondo, nei giorni scorsi aveva vinto il primo round in un tribunale di Melbourne, dove il giudice Anthony Kelly ha consentito a Nole di restare ‘Down Under’ riconsegnando il passaporto e la possibilità di disputare gli Open, il primo Slam dell’anno.

La difesa di Djokovic

I punti centrali della vicenda sono due: il tampone positivo del campione serbo e i documenti consegnati alle autorità australiane sui viaggi compiuti prima di entrare nel territorio ‘aussie’.

“Voglio affrontare la continua disinformazione sulle mie attività e la partecipazione agli eventi in dicembre in vista del mio risultato positivo al test pcr covid”, Esordisce Novak nel suo post. Il tennista definisce le accuse subite “molto dolorose” e soprattutto dichiara di appreso del risultato del tampone del 16 dicembre solo il giorno successivo e ha riconosciuto di aver commesso “errori umani” nel compilare i documenti per entrare in Australia e nel partecipare a un’intervista con L’Equipe nonostante sapesse già della sua positività al Covid.

Nole quindi parla degli errori commessi dal suo agente nel compilare la scheda dell’ingresso in Australia. Nella parte relativa ai suoi recenti viaggi è stato infatti messo per iscritto che Djokovic non aveva viaggiato nei 14 giorni precedenti il suo arrivo in Australia. In realtà in quelle due settimane l’atleta era volato in Spagna, a Marbella, per allenarsi proprio in vista dello Slam australiano.

“Il mio agente si scusa in modo sincero per l’errore amministrativo nel segnare la casella sbagliata: è stato un errore umano e di certo non deliberato”, ha scritto Nole, aggiungendo che il suo team ha “fornito informazioni aggiuntive al governo australiano per chiarire la questione”. La Border Force australiana, cioè l’autorità locale per l’immigrazione, ha annunciato ieri che sta indagando per accertare se ci sia stata una “dichiarazione falsa”, che sarebbe motivo per una cancellazione di visto.

 

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Poi c’è il caso dell’intervista rilasciata a L’Equipe e i selfie con i fan del 18 dicembre, il giorno dopo essere risultato positivo al covid. Il tennista sarebbe dovuto rimanere a casa ma lui ha spiegato di essere andato lo stesso “per non mettere in difficoltà il giornalista ma ho mantenuto la distanza di sicurezza e la mascherina tutto il tempo, tranne durante le fotografie. Quando sono tornato a casa mi sono isolato e ho riflettuto. Ho commesso un errore di giudizio e ammetto che avrei dovuto rimandare l’appuntamento”.

Cosa non torna nelle parole di Nole

Fin qui il racconto di Djokovic. Dichiarazioni che però sembrano essere un clamoroso autogol del tennista serbo. Djokovic infatti ammette di aver violato la quarantena da positivo al Coronavirus, che in Serbia è di 14 giorni.

Parole che hanno spinto anche la premier serba Ana Brnabic, che fino ad oggi aveva difeso a spada tratta il tennista, a prendere le distanze dal comportamento del numero uno al mondo.

Poco prima che Nole ndo ammettesse di fatto di aver rotto l’isolamento da positivo al Covid, a Belgrado, e di aver dichiarato il falso sui documenti d’entrata in Australia, il primo ministro serbo aveva concesso un’intervista alla BBC affermando che “se Djokovic fosse uscito sapendo di avere un test PCR positivo, sarebbe una chiara violazione delle leggi serbe. Se sei positivo devi stare in isolamento. Non so quando ha effettivamente avuto i risultati del test, quindi c’è una zona grigia, l’unica risposta può essere fornita da Novak”.

Ma non tornano anche le date dal tampone positivo. In base al certificato rilasciato dalla Corte di Melbourne, il test PCR è stato effettuato alle 13:05 del 16 dicembre, col risultato positivo dal laboratorio alle 20.19 del giorno stesso. Djokovic però oggi riferisce che la positività gli è stata comunicata solamente dopo l’evento tenuto il 17 dicembre in una scuola di tennis di Belgrado.

I dubbi sul tampone

Ma un ulteriore attacco alla credibilità del tennista numero uno al mondo arriva da una inchiesta pubblicata dal quotidiano tedesco ‘Der Spiegel’, che ha svolto una sua indagine diretta attraverso gli investigatori informatici Zerforschung.

Secondo il giornale il test positivo del 16 dicembre presentato alle autorità australiane per l’esenzione, non risalirebbe a quella giornata. Il test di quel giorno ha un determinato numero progressivo e nei documenti rilasciati viene indicato che il risultato si è avuto attorno alle 20. Di norma l’inserimento nel database, scrive il giornale tedesco, è pressoché immediato così da generare una numerazione progressiva. Ma il ‘timestamp’ del tampone positivo fornisce ben altro risultato: il 26 dicembre alle 14.21, dieci giorni dopo rispetto a quanto dichiarato da Nole e i suoi avvocati.

Il tampone positivo del 16 dicembre ha infatti un numero identificativo superiore rispetto a quello del 26 dicembre, più piccolo di oltre 51 unità quando invece per norma avrebbe dovuto essere maggiore. Il fattore numero dunque è quello dove si concentra la maggior parte del problema. Gli investigatori avrebbero poi segnalato che nel periodo dal 22 al 26 dicembre, il computo totale di test effettuati è di una sola unità. E il timestamp rilevato nel tampone sembra possa riferirsi proprio al 26 dicembre.

Il rischio carcere

Djokovic che dunque, secondo i media australiani, potrebbe rischiare fino a cinque ani di carcere ‘Down Under’. Stando a quanto scrivono The Sunday Morning Herald e The Age, le autorità australiane stanno analizzando le discrepanze nelle informazioni fornite dal tennista per ottenere l’ingresso nel Paese: la pena massima per chi fornisce prove false, sottolineano i media, è appunto una condanna a cinque anni.

“Possiamo rivelare che l’indagine del dipartimento degli Affari Interni sulla star del tennis è stata ampliata includendo la sua violazione delle regole sull’isolamento in Serbia, le errate dichiarazioni sul formulario di ingresso in Australia relativo ai viaggi e le incongruenze sulla data del suo test per il Covid-19”, scrivono i giornali australiani.

Le prossime mosse

Una situazione, quella di Djokovic, di attesa. Dopo aver vinto infatti la prima battaglia in tribunale a Melbourne, il 20 volte campione Slam attende infatti la decisione del ministro dell’Immigrazione australiano Alex Hawke.

Quest’ultimo ha infatti il potere di ‘cacciare’ il tennista dal Paese, annullando il suo visto, ma la decisione continua a slittare. Un ritardo, hanno spiegato dal ministero, causato da “ulteriori osservazioni e documentazione giustificativa” da parte degli avvocati del giocatore”

Romano di nascita ma trapiantato da sempre a Caserta, classe 1989. Appassionato di politica, sport e tecnologia