La candidatura del n.1 della Fifa
Donald propone Infantino come segretario generale Onu, ma l’Africa potrebbe mandare a monte i suoi piani…
Negli ultimi giorni ha destato una certa curiosità la notizia che il Presidente Trump considera Gianni Infantino, Presidente della FIFA (Federazione Internazionale del Calcio) come un “potenziale, rispettabile candidato” per il ruolo di Segretario Generale delle Nazioni Unite. L’attuale S.G., il portoghese Antonio Guterres, lascerà la carica il prossimo 31 dicembre, e le diplomazie internazionali sono in movimento alla ricerca del suo successore.
Gli ultimi Campionati Mondali di calcio, culminati con la vittoria della Spagna contro l’Argentina al Metlife Stadium in New Jersey, hanno evidenziato, se mai ce ne fosse bisogno, una strettissima amicizia fra Trump ed Infantino; nata soprattutto grazie all’inedito Premio per La Pace conferito dal Presidente della FIFA a Trump, il 5 dicembre 2025 a Washington, essa si è decisamente rafforzata durante la Coppa del Mondo, quando Infantino ha ceduto alle pressioni personali del Presidente americano per far togliere gli effetti di un cartellino rosso all’attaccante statunitense Balugun, e permettergli di giocare gli ottavi di finale contro il Belgio, poi persi comunque malamente dagli USA.
L’ipotesi di Trump rientra nel novero delle numerose provocazioni (per usare un termine neutro…) a cui egli ha ormai abituato l’opinione pubblica mondiale, e non è detto che ciò comporti ipso facto il sostegno americano al Presidente della FIFA quale prossimo Segretario Generale; la proposta deve ottenere il consenso di almeno 9 dei 15 membri del Consiglio di Sicurezza dell’ONU e di tutti i 5 suoi Membri permanenti, per poi essere sottoposta all’Assemblea Generale, dove sono rappresentati 193 Stati sovrani. Forse l’idea avanzata da Trump, lungi dall’essere una lusinga per l’amico al Vertice della FIFA, è un modo per manifestare ancor di più la sua scarsa considerazione per le Nazioni Unite, già conclamata in numerose circostanze. Non è neanche detto che Infantino la accolga, considerato che i due mestieri, essere a capo della FIFA e a capo dell’ONU, sono alquanto differenti, ed il secondo necessiterebbe di un cursus honorum diplomatico o politico di cui egli è completamente sprovvisto. Tuttavia, sappiamo di vivere tempi particolari, in cui tutto è possibile; pertanto se la candidatura di Infantino all’ONU andasse avanti non ci sarebbe troppo da stupirsi.
Al momento le reazioni ufficiali, a parte quella dell’Inviato Personale di Trump Paolo Zampolli, ovviamente entusiastica, sono state minime, ad indicare che nessuno ha preso finora troppo sul serio la boutade del tycoon a stelle e strisce. Ad oggi le candidature formali rese note per la successione ad Antonio Guterres sono quelle di Michelle Bachelet, ex Presidente del Cile ed ex Alto Commissario per i Diritti Umani; Rafael Grossi, argentino, Direttore dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica; Rebeca Grynspan, costaricense, attuale S.G. dell’UNCTAD ed ex Vice Presidente del Costa Rica; Maria Fernanda Espinosa, ex Ministra degli Esteri dell’Ecuador, ed ex Presidente dell’Assemblea Generale dell’ONU; Macky Sall, ex Presidente della Repubblica del Senegal. Peraltro sull’avanzamento della candidatura del senegalese Macky Sall esiste più di un dubbio. Essa infatti è stata proposta dal Capo di Stato del Burundi, che detiene temporaneamente la Presidenza annuale dell’African Union, a seguito di una visita di Sall in quel Paese, ma non è mai stata condivisa e sostenuta da tutta la membership dell’Unione (54 Stati del Continente). Anzi, con una dichiarazione del 27 marzo di quest’ anno, l’organismo panafricano ha formalmente spiegato che l’ex Presidente senegalese non è il candidato dell’ Unione nel suo complesso.
Sebbene il sostegno dell’Organismo panafricano non sia requisito necessario per proporre un leader del Continente alla più elevata carica delle Nazioni Unite, tuttavia è chiaro che ciò gli conferirebbe un prestigio ed un’ investitura allargata che attualmente egli non ha. Paradossalmente, lo stesso Senegal, fino a pochi giorni fa, era fra gli Stati più attivi nel non riconoscere l’endorsement continentale al suo ex Capo di Stato, accusato di aver nascosto al FMI un debito pubblico del valore di circa 7 miliardi di dollari, e di avere cercato di bypassare la Costituzione senegalese cercando di prorogare la sua permanenza alla Presidenza della Repubblica oltre il limite stabilito di due mandati. Ad ogni modo, proprio nei giorni scorsi la posizione del Senegal è cambiata, e a seguito di un incontro a Dakar fra l’attuale Presidente Bassirou Domaye Faye e lo stesso Macky Sall, il Paese ha deciso alla fine di sostenere la sua candidatura alla carica di Segretario Generale dell’ONU. Malgrado i dubbi procedurali, è probabile che l’African Union non sostenga un altro candidato continentale, ciò che indebolirebbe prima di tutto il prestigio internazionale dell’Organismo, e danneggerebbe altresì l’ex Presidente del Senegal, il quale in ultima analisi ha buone chances di riuscire ad imporsi sui suoi competitors, tutti sudamericani.
L’Africa richiede da tempo un maggior peso nel contesto delle Nazioni Unite, e l’elezione di un nuovo Segretario Generale africano, dopo quella del ghanese Kofi Annan nel 1997, sarebbe un passo molto rilevante in tale direzione. A meno che lo svizzero Infantino, originario di Reggio Calabria, non sbaragli tutti, grazie ai successi calcistici e al sostegno del suo grande amico Donald Trump.
© Riproduzione riservata







