Al termine di una giornata di Ferragosto convulsa e ricca di frizioni, il Partito Democratico vara la sua lista di candidati in vista delle elezioni del 25 settembre. Un lunedì complicatissimo per il segretario Enrico Letta e i Dem: la direzione nazionale è slittata per tre volte, doveva tenersi alle 11, poi alle 15, ancora alle 20 e poi per le 21:30, ma Letta è arrivato al Nazareno soltanto alle 23.

Alla fine poco dopo la mezzanotte l’approvazione della delibera con le liste di candidati alle elezioni con 3 voti contrari e 5 astenuti, ma alla votazione non hanno partecipato i 20 componenti di Base riformista, la corrente degli ‘ex renziani’ guidata dal ministro della Difesa Lorenzo Guerini e dall’ex ministro Luca Lotti, quest’ultimo fatto fuori dalle candidature.

Proprio Lotti ha aspettato questa mattina per commentare la sua esclusione, utilizzando parole al vetriolo: “La scelta è politica, non si nasconda nessuno dietro a scuse vigliacche“, ha scritto sui social l’ex ministro dello Sport ed ex fedelissimo di Renzi. “Il segretario del mio partito ha deciso di escludermi dalle liste per le prossime elezioni politiche — chiarisce Lotti —. Mi ha comunicato la sua scelta spiegando che ci sono nomi di calibro superiore al mio. Confesso di non avere ben capito se si riferiva a quelli che fino a pochi mesi fa sputavano veleno contro il Pd e che oggi si ritrovano quasi per magia un posto sicuro nelle nostre liste. Non lo so. Ma così è“. Comunque Lotti non ha intenzione di lasciare il partito: “Anche quando alcune scelte sembrano più dettate dal rancore che dalla coerenza politica, mi troverete sempre dalla stessa parte. Dalla parte del Pd. Il Pd è casa mia. Lo sarà anche in futuro“.

Quanto ai nomi e alle ‘posizioni’, il segretario Enrico Letta sarà il capolista alla Camera per Lombardia e Veneto, l’economista Carlo Cottarelli capolista al Senato a Milano, mentre va segnalata in quota società civile la candidatura del virologo Andrea Crisanti, capolista in Europa secondo fonti dem. Confermata la candidatura nel collegio uninominale di Bologna per Pier Ferdinando Casini, mentre sarà della partita pure il senatore Tommaso Nannicini, che sarà candidato in un collegio contendibile.

Spazio quindi ai giovani, con quattro capilista under 35: saranno Rachele Scarpa, Cristina Cerroni, Raffaele La Regina e Marco Sarracino.

Si era ‘esclusa’ autonomamente la senatrice uscente Monica Cirinnà, paladina dei diritti civili. Cirinnà aveva infatti annunciato di aver rifiutato la candidatura, proposta dal partito in un collegio di fatto già perso in partenza: “La mia avventura parlamentare finisce qui, domani comunicherò la mia non accettazione della candidatura. Mi hanno proposto un collegio elettorale perdente in due sondaggi, sono territori inidonei ai miei temi e con un forte radicamento della destra. Evidentemente per il Pd si può andare in Parlamento senza di me, è una scelta legittima. Resto nel partito, sono una donna di sinistra ma per fortuna ho altri lavori”, l’atto di accusa.

Ma alle parole di lunedì notte hanno seguito fatti diversi. Oggi la senatrice ha fatto marcia indietro e in una conferenza stampa ha annunciato di voler restare in campo col Partito Democratico, pur non nascondendo la sua delusione: “Letta chiacchiera di occhi di tigre. Li tiro fuori ma lo faccio solo per le persone che credono in me. Perchè il Pd è l’unico a poter fermare Meloni e Salvini. Ci ho pensato tutta la notte. Combattere come gladiatori è l’unico modo per non sfuggire alle mi responsabilità“.

Dure comunque le parole sulla candidatura nel collegio di Roma 4, una scelta definita “uno schiaffo, senza paracadute e senza dirmelo“. “Il collegio contiene dei territori per i quali io non sono adatta, forse anche per gli argomenti di cui mi occupo, che per qualcuno sono marginali, risibili, nonostante sia stato sventagliato che nel programma del Pd la priorità sono i diritti“, le parole della Cirinnà, che ha però assicurato il suo impegno per tentare di strappare il collegio al centrodestra.

Fuori dalle liste a sorpresa anche Valeria Fedeli, ormai ex senatrice PD e già ministro dell’Istruzione, così come Giuditta Pini, esponente della sinistra Pd, ex vicesegretaria regionale dem in Emilia-Romagna, vicina a Matteo Orfini. Ha rinunciato invece alla candidatura del partito Alessia Morani: “A mia insaputa, il mio partito ha deciso di assegnarmi il collegio uninominale di Pesaro e un terzo posto nel proporzionale. Per questo ho comunicato al mio partito che non intendo accettare queste candidature. Avrò modo in seguito di spiegare le motivazioni che mi hanno convinta di questa scelta”, ha scritto sui social la deputata.

Rinuncia arrivata anche da Stefano Ceccanti, il costituzionalista che il partito voleva candidare nel proporzionale in Toscana al quarto posto, una elezione di fatto impossibile, dopo giorni in cui la sua candidatura era data in bilico. “Leggo con stupore dalle agenzie che sarei candidato numero 4 al proporzionale a Firenze Pisa. La notizia è destituita di qualsiasi fondamento come ben sa il segretario Letta”, le parole nella notte di Ceccanti.

Letta nel suo discorso in direzione nazionale ha spiegato che da parte sua “avrei voluto ricandidare tutti i parlamentari uscenti. Impossibile per il taglio dei parlamentari ma anche per esigenza di rinnovamento”. “Ho chiesto personalmente sacrifici ad alcuni – ha aggiunto Letta – Mi è pesato tantissimo. Quattro anni fa il metodo di chi faceva le liste era: faccio tutto da solo”, con chiaro riferimento all’ex segretario Matteo Renzi. “Io ho cercato di comporre un equilibrio. Rispetto dei territori tra i criteri fondanti delle scelte”, il discorso di Letta in direzione al Nazareno.

Proprio l’ex segretario Dem Renzi è intervenuto sulla sua enews per commentare le candidature scelte dal suo ex partito, non lesinando stoccate. Per il leader di Italia Viva le scelte di Enrico Letta sono “caratterizzate più dal rancore personale che dalla volontà di vincere. Vedremo i frutti il 26 settembre. Auguro ogni bene a tutti, candidati ed esclusi, ed evito con cura ogni dibattito sul tema“. Quanto al Terzo Polo con Calenda, “non candiderà avversari di Draghi”.

 

Romano di nascita ma trapiantato da sempre a Caserta, classe 1989. Appassionato di politica, sport e tecnologia