Programmi, strategie, rapporti col governo: i candidati alla carica di rettore dell’università partenopea rispondono alle domande del Riformista.

Quali saranno le priorità del suo mandato, in caso di elezione?

Matteo Lorito: «Ho in mente quattro S. Strutture: serve un piano di manutenzione, finanziato con fondi esterni e interni, soprattutto per complessi come quelli di Monte Sant’Angelo e di Mezzocannone, oltre che per il Policlinico. Servizi: bisogna rinnovare i servizi, a partire da quelli digitali; penso a una piattaforma per l’amministrazione e a un’app che al momento ancora non c’è; la dematerializzazione ci consentirà di aliminare la carta e di prevedere procedure digitali su piattaforme digitali per qualsiasi attività, dai concorsi alla ricerca passando per le missioni all’estero. Semplificazione: occorre semplificare molti regolamenti, tra i quali quello per l’incentivazione del personale; l’università ha bisogno di procedure burocratiche più omogenee e snelle. Spinta verso l’internazionalizzazione: gli obiettivi sono quello di attrarre giovani provenienti dai Paesi del Mediterraneo, in cerca di una formazione di qualità, e quello di intensificare gli scambi di professori e studenti potenziando l’interazione scientifica soprattutto con Nord Europa ed estremo Oriente».

Luigi Califano: «Ritengo la formazione al centro della vita universitaria. Senza studenti le università non hanno senso. Anche la ricerca è parte fondamentale del processo formativo. La ricerca serve, ovviamente, a far avanzare le conoscenze. Ma voglio sottolineare che la ricerca è anche fonte di una didattica di qualità. Inoltre essa educa i giovani a un rigore di pensiero e a sviluppare metodo e precisione nello svolgimento del lavoro. ll principale impegno del mio rettorato sarà eliminare le barriere che intralciano la vita degli studenti lungo tutta la filiera della formazione: dall’orientamento in ingresso fino all’inserimento nel mondo del lavoro. Gli studenti devono conoscere il mondo del lavoro durante il processo formativo. Potenzierò stage, tirocini e progetti condivisi tra università e mondo del lavoro».

Quali saranno i suoi primi provvedimenti da rettore, caso di elezione?

Matteo Lorito: «Bisogna partire dalla semplificazione di tutte le procedure burocratiche e dalla condivisione di un piano triennale di edilizia e manutenzione. Priorità anche alla definizione dell’agenda con gli interventi per migliorare la didattica, alla luce dei cambiamenti imposti dall’emergenza sanitaria, e alla costruzione del Sistema integrato per la ricerca di ateneo, un’app che comprenderà servizi e funzioni e consentirà a tutti i ricercatori di elaborare un maggior numero di progetti competitivi migliorando le rispettive performance e i rispettivi risultati in questa fondamentale attività».

Luigi Califano: «Gli interventi a breve riguarderanno il potenziamento dei finanziamenti per le borse di studio, l’ampliamento della no-tax area e un significativo sostegno ai programmi di scambio internazionale. Sempre sul breve periodo, voglio dare un impulso forte ai servizi formativi digitali, risultati così decisivi in questo periodo emergenziale. Voglio investire sui servizi e sulle tecnologie avanzate sia in aula e che su web in modo da creare una parità di accesso per tutti. Sul medio periodo interventi vanno fatti su trasporti e accoglienza, cioè su residenze e spazi per gli studenti».

Che cosa la distingue dal suo sfidante?

Matteo Lorito: «Il fatto di parlare per esperienza diretta e la tendenza all’internazionalizzazione. Ogni mia proposta è frutto dell’esperienza che ho maturato a livello scientifico, didattico e gestionale. La semplificazione, per esempio: la commissione per lo statuto e i regolamenti, di cui sono coordinatore, ha licenziato la nuova disciplina delle missioni che consentirà di gestire molte attività in modo più rapido ed efficace. Quanto all’internazionalizzazione, basta leggere il mio curriculum e osservare la mia vita personale: ho studiato e lavorato nell’America del Nord e del Sud, oltre che in Europa, e ho sposato una collega canadese».

Luigi Califano: «Non so in che cosa sono diverso dal mio competitor. So però chi sono io, quali sono i miei valori, qual è il mio metodo di lavoro e cosa voglio per l’ateneo. Credo che la Federico II abbia un patrimonio unico su cui far leva: la passione e la competenza delle persone e la grande diversità di idee, di conoscenze, di metodi e di punti di vista. Per valorizzare questo patrimonio intendo diffondere in ateneo un metodo di lavoro basato sulla capacità di ascolto di tutti, sulla condivisione degli obiettivi, sulla cooperazione tra aree culturali diverse sia nella formazione che nella ricerca, su una forte autonomia e responsabilità del personale tecnico-amministrativo, sul coraggio di intraprendere strade innovative. Sono convinto che, se gli obiettivi sono condivisi e se siamo in grado di fornire a tutti le risorse per raggiungerli, nessun obiettivo ci è precluso».

Come valuta l’università post-Covid e post-lockdown? Riserva opportunità da cogliere?

Matteo Lorito: «La Federico II ha dato all’emergenza una risposta convincente che gli studenti hanno dimostrato di apprezzare. Si è riusciti nella non facile impresa di evitare che l’ateneo “si spegnesse” durante il lockdown e di entrare nelle case degli allievi, dando una struttura alle loro giornate. Il questionario al quale hanno risposto oltre 20mila iscritti conferma la bontà di questa strategia. L’opportunità offerta dal Covid risiede nella connessione diretta con il ministro dell’Università, Gaetano Manfredi, che ha conoscenza diretta del sistema e, per essere stato rettore della Federico II, è ben consapevole del valore dell’ateneo. In vista c’è un sostanzioso finanziamento messo su dal ministro. Con quelle risorse potremmo investire in ricerca, reclutamento, edilizia. Lo stretto e consolidato rapporto con Manfredi ci sarà d’aiuto».

Luigi Califano: «Ogni crisi è un esame. Le crisi evidenziano i punti di forza e di debolezza di una organizzazione. La crisi pandemica ha evidenziato la grande professionalità e generosità di tutto il personale dell’ateneo e la grande maturità e consapevolezza dei nostri allievi. Insomma, le persone, mettendo a disposizione dell’ateneo la loro passione e la loro ricchezza professionale, sono risultate i nostri assi vincenti. Al contrario, le tecnologie e i regolamenti hanno inseguito, talvolta con affanno, perché pensate per un altro mondo. Ora dobbiamo utilizzare la fase del post-Covid-19 non per ritornare al vecchio mondo, ma per immaginare e progettarne uno nuovo. È necessario aprire un’ampia stagione di rinnovamento organizzativo e tecnologico. Cominceremo subito ad adeguare le tecnologie delle nostre aule».

Come valuta il governatore Vincenzo De Luca e il ministro Gaetano Manfredi?

Matteo Lorito: «Sono salernitano, quindi ho avuto modo di apprezzare De Luca nelle vesti di sindaco della mia città. Quanto a Manfredi, spero che resti ministro dell’Università il più a lungo possibile: è un uomo di fatti, più che di parole, capace di convogliare verso il mondo accademico una quantità di risorse mai vista prima. Il mio giudizio è positivo per entrambi e deriva dalla afftività e dalla capacità di rispondere ai problemi che De Luca e Manfredi hanno dimostrato assumendosi la responsabilità di determinate decisioni».

Luigi Califano: «Il Governo ha ben operato, soprattutto in questa fase di emergenza nazionale, e la Regione è sempre stata sensibile alle esigenze della formazione. I rapporti col nostro amato ex-rettore ora ministro, Gaetano Manfredi, sono di grande stima e affetto e improntate, come sempre in questi anni, a una forte e proficua collaborazione. Manfredi è stata risorsa una risorsa preziosa della Federico II quando era rettore e lo è per tutto il sistema universitario italiano ora che è ministro. Con De Luca ho avuto modo di realizzare una fattiva interlocuzione in qualità di presidente della Scuola di Medicina e Chirurgia. Tra noi vi è stato sempre un clima di rispetto e stima sia della persona che del ruolo».

Classe 1987, giornalista professionista, ha cominciato a collaborare con diverse testate giornalistiche quando ancora era iscritto alla facoltà di Giurisprudenza dell'università Federico II di Napoli dove si è successivamente laureato. Per undici anni corrispondente del Mattino dalla penisola sorrentina, ha lavorato anche come addetto stampa e social media manager prima di cominciare, nel 2019, la sua esperienza al Riformista.