Più giovane e aperta, ma anche più inclusiva e incardinata in un tessuto produttivo vivo e vivace: ecco come i rettori delle università campane immaginano il futuro degli atenei regionali. Il Riformista ha raccolto le loro proposte al ministro Gaetano Manfredi. C’è chi suggerisce di svecchiare gli organici dei docenti, come Alberto Carotenuto, e chi, come Arturo De Vivo, sottolinea l’importanza di garantire la possibilità di studiare a tutti i ragazzi. Ma un’università all’avanguardia non può prescindere da una stretta connessione col mondo imprenditoriale, tale da garantire ai laureati di inserirsi più facilmente nel mondo del lavoro, e dal costante contatto col territorio, di cui è chiamata a interpretare le istanze sociali, economiche e culturali.

È quanto sostengono i rettori Giuseppe Paolisso e Vincenzo Loia, in linea con quanto Lucio d’Alessandro, numero uno del Suor Orsola Benincasa, ha già evidenziato al Riformista: gli atenei, le facoltà e i corsi di studi devono trasformarsi in un cantiere aperto in cui l’offerta formativa sia costantemente tarata sulle esigenze delle imprese, delle pubbliche amministrazioni e del contesto socio-produttivo. E allora un organismo di livello regionale o nazionale, rappresentativo di tutte le componenti citate, oltre che del mondo accademico, potrebbe rivelarsi utile.

Utile a incrementare la quota di studenti che, in Campania, trova lavoro a un anno dalla laurea: attualmente sono sei su dieci. Ma utile anche a evitare che sempre più diplomati abbandonino le Regioni del Sud per formarsi e avviarsi al lavoro nell’area del Centro-Nord. Sono questioni decisive per il futuro della Campania e d’Italia.

Giuseppe Paolisso – Università Luigi Vanvitelli
Migliorare l’offerta didattica delle università campane vuol dire dare la possibilità ai giovani di entrare in contatto con il mondo del lavoro. E quindi bisogna inserire nei corsi di studio più tirocini e stage presso le aziende. Per fare ciò serve uno scambio concreto tra docenti universitari e dirigenti d’azienda. Il corso di design attivato presso il nostro ateneo è uno dei più richiesti e questo perchè gli studenti, durante i tre anni, collaborano già con le aziende di moda: il 90 per cento viene assunto subito dopo la laurea o addirittura è pre-assunto già durante gli studi. A dimostrazione del fatto che è indispensabile potenziare l’asse università-azienda. Modificando questi aspetti i giovani del Sud non avranno motivo di andare altrove e resteranno qui da noi, arricchendo la nostra società. Ma bisogna dar loro ciò che è indispensabile, ovvero la certezza di poter lavorare.

Arturo De Vivo – Università Federico II
L’emergenza-Coronavirus ha fatto piombare il Paese in una crisi forse mai vista prima che ha coinvolto tutti i settori, anche quello dell’università che ora deve essere riorganizzato. Il problema economico adesso è ancora più rilevante, bisogna riapartire garantendo a tutti i ragazzi il diritto allo studio e la certezza che, indipendentemente dalla condizione economica in cui versano, possano iscriversi all’università. Non è accettabile che ci siano giovani esclusi dalla formazione. Abbiamo già una percentuale di laureati di molto inferiore agli altri Paesi europei. Se non creiamo un sistema inclusivo, rischiamo di fare ulteriori passi indietro, eventualità che mai come adesso non possiamo permetterci. Investire in formazione e ricerca è anche una mossa strategica a livello economico per l’Italia e per il Sud. Credo che l’università dovrebbe essere l’unico ascensore sociale e, per rivelarsi tale, deve essere garantita a tutti.

Vincenzo Loia – Università di Salerno
Per le università del Mezzogiorno è fondamentale la dimensione dell’apertura al territorio e alle sue istanze. Un ateneo del Sud non può conoscere nuove prospettive di crescita se non rinnova costantemente la sua offerta di formazione in linea con le evoluzioni del mercato del lavoro. Il nostro ateneo vuole assicurare il sistematico ampliamento e aggiornamento dell’offerta formativa con una focalizzazione su corsi di studio attrattivi e in linea con i cambiamenti della società e del mercato del lavoro. Ogni anno, sulla scorta delle istanze provenienti dallo scenario economico-produttivo e sociale nazionale e sulla domanda occupazionale proveniente dal territorio. In particolare l’Unisa ha individuato nella multidisciplinarietà dei percorsi il paradigma attraverso cui formare giovani laureati che sappiano cogliere al meglio le complessità della società moderna.

Alberto Carotenuto – Università Parthenope
L’università deve essere riorganizzata, altrimenti rischia di estinguersi. Il primo aspetto da modificare riguarda l’accesso ai ruoli universitari. La carriera all’interno degli atenei è troppo lenta. Per esempio, è impensabile che l’accesso ai primi ruoli dell’Università secondo le statistiche avviene a 35-37 anni. È chiaro che così l’università perde la capacità di attrarre. Abbiamo un organico “vecchio” e rischiamo di assumere persone non perchè più brave e appassionate di altre, ma solo perchè hanno la capacità di resistere a un apprendistato lunghissimo ed estenuante. Inoltre dobbiamo sfruttare questo momento post-Covid a nostro favore e rivedere anche l’idea di “lavoro” che hanno i nostri ragazzi. In particolare, vorrei capissero che non esiste solo il lavoro nel privato o nel pubblico, ma che devono lanciarsi in start-up nuove, mettersi in proprio e creare un sistema di impresa moderno e innovativo.

 

Testi a cura di Francesca Sabella