Tra due settimane la Federico II, la prima università del Mezzogiorno, eleggerà il suo nuovo rettore che occuperà la poltrona lasciata vuota da Gaetano Manfredi, divenuto ministro dell’università e della ricerca nel secondo governo Conte. La scelta ricadrà su Matteo Lorito, numero uno del Dipartimento di Agraria, oppure su Luigi Califano, responsabile della scuola di Medicina e Chirurgia? Lo sapremo subito dopo le elezioni che si svolgeranno dal 15 al 17 settembre, quando saranno chiamati al voto i 2.631 aventi diritto. Nel frattempo i due candidati stanno facendo largo uso dei social per promuovere i loro programmi e spiegare cosa accadrebbe qualora dovessero assumere la guida dell’ateneo. Matteo Lorito propone una residenza per gli studenti con mille posti letto nell’ex base Nato. Luigi Califano punta ad assumere manager che aiutino i docenti ad attrarre finanziamenti per i loro progetti di ricerca. Lorito mira all’internalizzazione della ricerca, Califano vuole ampliare gli investimenti in questo campo, così da stimolare lo sviluppo della città.

I due professori si sfidano a suon di incontri online e strategie di comunicazione, entrambi hanno inserito nel loro programma soluzioni per migliorare i servizi, le aule e la ricerca. L’ateneo si è presto diviso tra i sostenitori dell’uno e dell’altro. A favore di Matteo Lorito si è espresso Francesco Palumbo, professore del Dipartimento di Scienze politiche della Federico II. «In questo momento l’università ha bisogno di rinnovarsi e la situazione che stiamo vivendo ci impone di farlo in tempi brevi. Bisogna migliorare la tecnologia e modernizzare la didattica – spiega Palumbo – Bisogna anche individuare le professioni del futuro per offrire una formazione più adeguata e soprattutto bisogna che sia accessibile a tutti. L’inclusione è fondamentale. Tutti devono poter accedere all’università».

Secondo Palumbo, Lorito può essere il rettore ideale. «Conosco Lorito personalmente e ho avuto modo di collaborare con lui nel senato accademico – racconta – È il presidente della commissione Statuto e Regolamento, ha dimostrato di conoscerli e di saperne fare buon uso. Nessuno è più adatto di lui anche perché il modello “medicina” non può essere applicato alle altre facoltà. Lorito dirige un dipartimento complesso, in una zona altrettanto complessa e questo gli conferisce l’esperienza per guidare la Federico II». Di tutt’altro avviso Luigi Verolino, professore di Elettrotecnica generale alla Federico II e convinto sostenitore di Luigi Califano. «L’università ha bisogno di umanità, di semplicità e di calma.

Califano unisce nella sua persona dottrina e umanità mettendo al centro prima l’uomo e poi lo scienziato – spiega Verolino – non guarda solo alla produttività degli studenti e a una corsa sfrenata al risultato, ma va oltre. Di questo ha bisogno il nostro ateneo. In secondo luogo, abbiamo necessità di allargare gli orizzonti delle nostre ricerche aprendoci all’estero e cercando di accedere ai fondi per portare avanti i nostri progetti. Serve una promozione dei nostri lavori di ricerca». Califano ha inserito nel suo programma anche interventi strutturali. «Dobbiamo portare a termine molti cantieri ancora aperti, il più importante è quello di San Giovanni che consentirebbe l’accesso all’università a circa 3mila studenti – continua Verolino – La vera svolta ci sarebbe con Califano che riassume il suo programma nella celebre frase riportata sulla facciata della Federico II: alla fonte delle scienze e al vivaio dei saperi».