Sono stati trovati sette cadaveri e i resti dell’elicottero scomparso giovedì sull’Appennino reggiano. Le ricerche del velivolo, su cui viaggiavano il pilota padovano di 33 anni Corrado Levorin e i passeggeri, imprenditori turchi e libanesi: Kenar Serhat, Cez Arif, Ilker Ucak, Erbilaltug Bulent, Chadi Kreidy e Tarek El Tayak, si sono concentrate sul monte Cusna, cima dell’Appennino reggiano.

È questa l’area dove sono stati individuati un cratere, dei detriti  e soprattutto i corpi senza vita e carbonizzati. A segnalare ai soccorritori i resti dell’elicottero, decollato da Lucca e diretto a Treviso, scomparso giovedì scorso, è stato un escursionista che si trovava nell’area.

Inizialmente i soccorsi hanno individuato solamente i resti del velivolo, quindi i primi cinque corpi intorno alle 13: dopo poco più di un’ora il ritrovamento degli ultimi due corpi senza vita.

L’elicottero si sarebbe schiantato sul greto di un torrente, il Lama, al passo degli Scaloni, 1.922 metri d’altitudine, a due chilometro dal rifugio Segheria. Sul posto sono presenti Aeronautica militare, Soccorso alpino, Guardia di finanza e Carabinieri di Castelnuovo Monti.

L’elicottero scomparso era partito il 9 giugno alle 9.30 del mattino dall’aeroporto di Capannori Tassignano, in provincia di Lucca, ed era diretto nel trevigiano: l’ultima traccia da cellulare, era stata rilevata intorno alle 11 e 50 nei pressi di Pievepelago, sull’Appennino tosco-emiliano.

Secondo quanto riporta oggi la Gazzetta di Modena, ci sarebbe un video di pochi secondi inviato via chat da uno dei sei passeggeri a suo figlio, che mostra il volo nel mezzo di un violento temporale, prima del ‘blackout’. Il destinatario dl filmato, il figlio di uno dei due manager libanesi a bordo, non lo ha diffuso, a fronte delle indagini in corso.

Intanto la Procura della Repubblica di Lucca ha avviato una inchiesta sulla scomparsa dell’elicottero: l’ipotesi di reato avanzata dagli inquirenti sarebbe quella di disastro colposo e al momento non vi sarebbero iscritti sul registro degli indagati.

La zona del ritrovamento è stata immediatamente posta sotto sequestro dall’Autorità Giudiziaria di Reggio Emilia che procede.

Redazione