L’Ilva di Taranto potrà contare sui fondi dello European green deal per salvare il posto di lavoro a migliaia di persone e nel medesimo tempo smettere di inquinare? La domanda è lecita dopo le dichiarazioni, in apparenza divergenti, del commissario Ue agli Affari economici, l’italiano Paolo Gentiloni, e quelle della vicepresidente della Commissione Ue e responsabile Antitrust, la danese Margrethe Vestager. La domanda non è neppure banale, visto che da qui al 2030 lo European green deal mobiliterà 1.000 miliardi di euro – un quarto del budget gestito a Bruxelles – per riqualificare in senso ambientale l’economia del continente.  Chiariamo subito che la risposta alla domanda avrà una natura politica, più che tecnica. Perché il risanamento dell’Ilva di Taranto rientra nel dominio di riferimento dello European green deal. Il grande piano voluto dalla presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, intende raggiungere quattro obiettivi.

Il primo è abbattere entro il 2030 le emissioni di anidride carbonica del 40% rispetto al livello di riferimento del 1990 e raggiungere la neutralità (tanta anidride carbonica emessa in atmosfera quanta ne viene sottratta) entro il 2050. Stiamo parlando del contrasto ai cambiamenti climatici: un problema globale alla cui soluzione (parziale) l’Europa intende partecipare con un contributo significativo e, soprattutto, in linea con le indicazioni della comunità scientifica. Il secondo obiettivo è abbattere l’inquinamento per meglio proteggere la vita degli esseri umani, degli altri animali e delle piante. In questo caso siamo difronte a problemi locali, anche se non meno gravi, perché interessano la salute di milioni di cittadini europei. Il terzo obiettivo è quello di aiutare le industrie europee a diventare leader al mondo nel campo della produzione di beni e nell’uso di tecnologie pulite. Quarto obiettivo: assicurare la transizione verso la nuova economia sostenibile in maniera giusta e inclusiva. Il che significa, tra l’altro, salvaguardando i posti di lavoro o assicurando la transizione creando nuovi posti di lavoro.

La riqualificazione dell’Ilva di Taranto rientra a pieno titolo in ciascuno di questi ambiti. Nella nuova economia verde non farà certo a meno dell’acciaio: al contrario, si dovrà produrre acciaio nel rispetto degli obiettivi che si è data la nuova Commissione di Bruxelles. È quindi di interesse europeo far sì che la produzione di acciaio dell’Ilva rispetti il primo obiettivo (abbattendo le emissioni di anidride carbonica, eliminando, per primo, l’uso del carbone). Ma anche per raggiungere il secondo obiettivo dell’European green deal e salvaguardare la salute dei cittadini di Taranto un intervento a favore della riqualificazione dell’Ilva è non solo possibile, ma assolutamente necessario. Se questa riqualificazione verrà fatta a regola d’arte, allora l’Ilva può diventare una delle grandi industrie europee leader al mondo nella produzione di beni e nell’uso di tecnologie sostenibili. Ciò consentirebbe di raggiungere anche il quarto obiettivo del piano europeo, una transizione inclusiva. Che non sacrifichi i posti di lavoro ma che, anzi, ne crei di nuovi.

In questa cornice diventa chiara e persino scontata la dichiarazione di Paolo Gentiloni: la riqualificazione dell’Ilva potrà contare anche (e quel anche non è buttato lì a caso) sui fondi dell’European green deal. La vicepresidente e responsabile dell’Antitrust Margrethe Vestager non dice cose molto diverse. Anche quando sottolinea che potrebbero esserci della difficoltà a investire soldi pubblici europei per l’Ilva. La principale di queste difficoltà riguarda l’intero European Green Deal: come evitare l’accusa di aiuti di stato alle imprese, nel caso di una sua piane attuazione.
Ecco perché la vicenda è politica. L’Unione Europea dovrà trovare il modo di sciogliere questo nodo, altrimenti tutti gli obiettivi del Green deal rischiano di saltare o, almeno, di essere gravemente compromessi. Le autorità politiche italiane dovranno trovare il modo di convincere l’Europa che il salvataggio dell’Ilva (qualsiasi sia la soluzione proprietaria) sarà nel pieno e rapido e trasparente rispetto dei quattro obiettivi dell’European green deal.