L’ex Ilva di Taranto, ora Acciaierie d’Italia, potrà continuare ad operare con i suoi impianti dell’area a caldo del polo siderurgico. Lo ha deciso il Consiglio di Stato, annullando la sentenza del Tar di Lecce e accogliendo gli appelli di Arcelor Mittal Spa e di Ilva Spa in amministrazione straordinaria.

La sentenza n. 4802 della IV Sezione ha infatti annullato l’ordinanza n. 15 del 27 febbraio 2020 con cui il sindaco di Taranto aveva ordinato a gestore e proprietario dello stabilimento di individuare entro 60 giorni gli impianti interessati da emissioni inquinanti e rimuoverne le eventuali criticità, e qualora ciò non fosse avvenuto di procedere nei 60 giorni successivi alla sospensione/fermata delle attività dello stabilimento.

Lo scorso febbraio il Tar di Lecce aveva riconosciuto la legittimità dell’ordinanza del sindaco di Taranto Rinaldo Melucci di spegnimento dell’area a caldo, decisione però ribaltata oggi dal Consiglio di Stato.

L’ordinanza di Melucci è stata annullata, spiegano in una nota i giudici di Palazzo Spada, perché di fatto il potere di ordinanza d’urgenza del sindaco di Taranto è stato esercitato in assenza dei presupposti di legge. Secondo il Consiglio di Stato non erano infatti emersi “fatti tali da evidenziare e provare adeguatamente che il pericolo di reiterazione degli eventi emissivi fosse talmente imminente da giustificare l’ordinanza contingibile e urgente, oppure che il pericolo paventato comportasse un aggravamento della situazione sanitaria nella città di Taranto, tale da indurre ad anticipare la tempistica prefissata per la realizzazione delle migliorie” dell’impianto.

Dall’altra parte la Sezione ha precisato però di non aver condiviso “la tesi principale delle società appellanti”, ovvero Arcelor Mittal Spa e di Ilva Spa in amministrazione straordinaria, “secondo cui deve escludersi ogni spazio di intervento del sindaco in quanto i rimedi predisposti dall’ordinamento, nell’ambito dell’autorizzazione integrata ambientale (Aia) che assiste l’attività svolta nello stabilimento, sarebbero idonei a far fronte a qualunque possibile inconveniente”.

Romano di nascita ma trapiantato da sempre a Caserta, classe 1989. Appassionato di politica, sport e tecnologia