Nella gestione delle acciaierie dell’ex Ilva, ora in mano ad ArcelorMittal, torna lo Stato. Il gruppo franco-indiano ha infatti firmato a mezzanotte l’accordo con Invitalia, società controllata dal Mef, che entrerà prima al 50% e poi salendo fino al 60% nella compagine azionaria della Am Investco, che ha in gestione gli impianti siderurgici in Italia.

Venticinque anni dopo aver ceduto gli stabilimenti alla famiglia Riva, che ne ha gestito la produzione fino al 2013, l’acciaio ritorna quindi di Stato. Le vicissitudini degli impianti Ilva sono noti: i guai giudiziari della famiglia Riva, il commissariamento e infine nel settembre 2018 l’acquisizione da parte della multinazionale ArcelorMittal, che in base all’accordo firmato col Mef resterà a Taranto in partnership con Invitalia. Di fatto un nuovo dossier sul tavolo già pienissimo di Domenico Arcuri, amministratore delegato di Invitalia e commissario per l’emergenza Coronavirus, che dopo la gestione del ritorno a scuola, delle mascherine e del piano di  vaccinazione, si ritrova un nuovo impegno da affrontare.

Il testo siglato dalle due parti prevede un aumento di capitale di Am Investco per 400 milioni di euro, che darà a Invitalia il 50% dei diritti di voto della società. Nel maggio 2022 è in programma quindi un secondo aumento di capitale, con una sottoscrizione fino a 680 milioni da parte di Invitalia e fino a 70 milioni di parte di ArcelorMittal al termine del quale Invitalia sarà l’azionista di maggioranza con il 60% del capitale, avendo ArcelorMittal il 40%.

IL PIANO INDUSTRIALE – E’ previsto il processo di decarbonizzazione dello stabilimento, con l’attivazione di un forno elettrico capace di produrre fino a 2,5 milioni di tonnellate l’anno. L’accordo prevede, infine, il completo assorbimento, nell’arco del piano, dei 10.700 lavoratori impegnati nello stabilimento.

Per il personale si prevede una cigo di 3mila persone al massimo nel 2021, 2.500 nel 2022, 1.200 nel 2025 e zero dal 2025. A questi numeri sono poi da aggiungere i 1700 lavoratori di Ilva As attualmente in cassa. “Soddisfazione” per l’accordo è espressa dal ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, e dal ministro dell’economia e delle finanze, Roberto Gualtieri, che parlano di un accordo che prevede “un significativo impegno finanziario da parte dello Stato italiano e rappresenta un passo importante verso la decarbonizzazione dell’impianto di Taranto attraverso l’avvio della produzione di acciaio con processi meno inquinanti”.

Circa un terzo della produzione di acciaio, spiegano dal Governo, “avverrà con emissioni ridotte, grazie all’utilizzo del forno elettrico e di una tecnologia d’avanguardia, il cosiddetto “preridotto”, in coerenza con le linee guida del Next Generation EU”.

La riduzione dell’inquinamento realizzabile con questa tecnologia è infatti del 93% a regime per l’ossido di zolfo, del 90% per la diossina, del 78% per le polveri sottili e per la CO2. Oltre all’accordo di co-investimento per la gestione dell’ex Ilva è infatti prevista la costituzione di una nuova società a capitale pubblico dedicata allo sviluppo di questa nuova tecnologia.

Il Governo accoglie infine la richiesta avanzata dalla Regione Puglia, dal Comune di Taranto e dalle altre rappresentanze territoriali “per l’apertura di un tavolo di confronto per accompagnare, monitorare e accelerare la transizione verso le nuove produzioni verdi e per condividere gli interventi per il risanamento ambientale e il rilancio economico della città e del territorio tarantini”.

I SINDACATI – Il commento dei sindacati è affidato al leader della Fim Cisl Roberto Benaglia: “Prendiamo atto della definitiva firma dell’accordo finanziario tra Invitalia e Arcelor Mittal, un atto che rappresenta se non altro uno sparti acque nella lunga transizione di questo gruppo. Dopo mesi di incertezza oggi si apre una nuova fase per lo stabilimento ex-Ilva di Taranto e tutti i siti del Gruppo in Italia – scrive in una nota – La presenza dello Stato nella nuova compagine del Gruppo deve tradursi in un elemento di garanzia, che sia però capace di generare prospettive industriali e risultati”.

Napoletano, classe 1987, laureato in Lettere: vive di politica e basket.