“Non vediamo l’ora di poter riabbracciare i nostri figli e riaverli a casa con noi in modo da poter iniziare il loro percorso di guarigione e benessere emotivo e psicologico, e garantire la loro sicurezza da ulteriori traumi“. Queste le parole di Nathan Trevallion – padre della famiglia del bosco -, che ha rilasciato oggi un’intervista al Messaggero, dove parla dei suoi tre figli che sono stati tolti a lui e sua moglie, ora ospiti di una struttura protetta di Vasto.  “Abbiamo fatto molti passi che ci erano stati richiesti, altri li abbiamo fatti di nostra spontanea volontà – continua Trevallion -. Ci siamo trasferiti a vivere nella casa del Comune, dove abbiamo iniziato in questa settimana il percorso di sostegno alla genitorialità per essere pronti a sostenere i nostri figli, gli incontri protetti non stanno andando male. Credo che non ci si possa chiedere di più. Ora attendiamo risposte coerenti dalle istituzioni”.

Una grande ingiustizia

Papà Nathan parla poi del suo stato d’animo per tutta questa spiacevole situazione che si è creata con la giustizia, spiegando: “Ancora non mi capacito, questo è stato il trauma più grande della mia vita, soprattutto per i nostri figli“. In seguito, spiega anche la sua posizione riguardo ad eventuali fraintendimenti da parte della giustizia, sottolineando: “Il più grande problema sono state sicuramente le barriere linguistiche e culturali. Negli atti, ho ritrovato alcune cose non vere riportate su me e mia moglie, con il risultato che è stato una grande ingiustizia che ha causato un danno probabilmente permanente ai nostri figli“. Infine, Trevallion spiega quali motivazioni, secondo lui, hanno portato all’intervento dei servizi sociali: “Non abbiamo condiviso molti passaggi, e crediamo che siano stati fatti alcuni errori, ma ciò che vogliamo è provare a comprenderci reciprocamente“.

Le sensazioni di papà Nathan

Trevallion poi spiega come, in questa situazione, a prevalere siano due emozioni: “La paura e l’ansia sono il motivo per cui abbiamo deciso di seguire un percorso di sostegno alla genitorialità, per essere pronti a sostenere i nostri figli che staranno sicuramente vivendo i nostri stessi sentimenti, probabilmente anche di più per la loro età e le difficoltà che stanno attraversando dove si trovano. Ci vuole tanta pazienza a sopportare una simile pressione. Io e mia moglie, pensiamo spesso anche ai molti altri bambini che vivono situazioni simili, e che magari grazie alla nostra vicenda avranno dei benefici. E questo ci conforta. Nessuna sofferenza resta sterile“.

Il supporto degli italiani

Infine, Nathan si sofferma sugli aspetti del ruolo suo e di sua moglie come genitori, sostenendo: “Possiamo accettare consiglio e aiuto su alcuni aspetti, ma restiamo convinti che il ruolo educativo spetti ancora a noi. Abbiamo presentato un programma molto dettagliato di educazione genitoriale, che speriamo possa essere accolto dalle autorità. Questa esperienza, ci ha resi più consapevoli, più forti, e ci ha unito come coppia. Credo che ogni genitore che si fosse trovato in una situazione come la nostra avrebbe cercato di difendere i propri figli. Noi non vogliamo stare sulla difensiva, abbiamo fiducia nelle persone che ci scrivono ogni giorno, e sono molte, che pregano per noi, che ci stanno dimostrando solidarietà. Anche molti di voi giornalisti e alcuni politici ed ex magistrati ci stanno sostenendo, e di questo ne siamo molto grati. E’ stato l’amore travolgente e il supporto degli italiani a darci forza e determinazione di continuare ad andare avanti“.