È il giorno dell’addio, dell’ultimo saluto a Rosa Alfieri, la 23enne uccisa a Grumo Nevano. Mentre per il suo assassino reo-confesso, Elpidio D’Ambra, si fa strada la possibilità di una perizia psichiatrica, la basilica di San Tammaro Vescovo è gremita sia dentro che fuori. Sono un migliaio le persone che abbracciano per l’ultima volta Rosa e si stringono intorno al dolore di mamma Nicoletta e papà Enzo. «Un male inspiegabile» ha detto il vescovo di Aversa Angelo Spinillo nella sua omelia, «banale proprio perché assurdo», con un riferimento all’opera della scrittrice Hannah Arendt, autrice del celebre libro sull’Olocausto “La banalità del male”.

Una morte quella di Rosa, strangolata dal vicino di casa, che ha lasciato tutti sgomenti. «Perché chi fa il male non lo fa solo verso una persona, ma verso tutti» ha aggiunto il vescovo. A colorare un giorno mai così nero ci sono i disegni dei bambini della scuola elementare Giovanni Pascoli di Grumo Nevano. Li hanno sistemati con cura sulle transenne di ferro: i pastelli sono gli stessi che solitamente usano in classe per colorare casette, alberi e disegnare le fate delle favole.

Questa volta sono serviti per raffigurare la violenza che si è abbattuta ancora una volta su una donna e per ricordare la giovane Rosa, vittima dell’ennesimo femminicidio. Osservando i cartoncini colorati si percepisce la consapevolezza di chi, così piccolo, ha già imparato molto più degli adulti. Un bigliettino rosa con una scritta rossa recita: le donne non sono palloncini da far volare via. Firmato Fatima. È una bambina che scrive, che già conosce e percepisce il dramma delle donne che volano via, come palloncini. Accanto al suo messaggio, un su un altro foglietto rosa c’è scritto: le donne non sono cani da portare a spasso. Firmato Mara.

I bambini non dovrebbero mai conoscere il volto oscuro della violenza, del male, della ferocia di cui sono capaci gli uomini. Ma visto che il mondo ne è pervaso, forse è giusto che imparino a conoscerla fin da piccoli. È quello che ha fatto l’istituto Giovanni Pascoli spiegando ai piccoli alunni cosa era successo, avvicinandoli al dramma di ciò che è accaduto ma anche alla consapevolezza di ciò che non dovrebbe succedere mai. Un altro bimbo, invece, ha scritto: le donne non si toccano. Accanto al suo foglietto c’è un disegno: un uomo piccolo picchia le donne per sentirsi grande. Firmato Flavia. Sono frasi chiare, brevi, dolorose, che descrivono la realtà atroce vista con gli occhi dei bambini. Le frasi colpiscono perché se imparassimo che educare vuol dire prevenire, che spiegare già nelle scuole che la violenza in generale, quella sulle donne in particolare, è inaccettabile, forse riusciremmo a fermare la scia di sangue che attraversa il nostro Paese che nel frattempo si trova a dover fare i conti con l’ennesima morte inspiegabile. E in momenti così dolorosi, il vescovo Spinillo ha poi voluto evidenziare come le parole «fratelli e sorelle» abbiano un significato, una forza, «perché siamo tutti uniti come figli di Dio di fronte al male».

Il vescovo ha poi parlato di Rosa, citando il parroco che la conosceva bene. «Padre Mimmo mi ha raccontato di come fosse piena di vita e gioiosa, di come partecipava alla vita della chiesa. Con gli occhi pieni di lacrime l’affidiamo a Dio». Spinillo non ha fatto alcun riferimento all’assassino di Rosa, attualmente in carcere per omicidio volontario, ma si è rifatto alla parabola di Caino e Abele tratta dal libro della Genesi e letta all’inizio della messa. «Dopo aver ucciso il fratello Abele, Caino, di fronte alle domande di Dio, resta in una tristezza deprimente, come capita a noi comuni mortali. Ecco contro il male non si può ragionare, il male non ammette possibilità di scambiare parola».

Avatar photo

Nata a Napoli il 28 settembre 1992, affascinata dal potere delle parole ha deciso, non senza incidenti di percorso, che sarebbero diventate il suo lavoro. Giornalista pubblicista segue con interesse i cambiamenti della città e i suoi protagonisti.