La riforma fiscale è già entrata nella vita quotidiana di cittadini e imprese, ma il percorso non è ancora concluso. Marco Osnato (FdI) presidente della commissione Finanze della Camera, indica nel completamento dei decreti attuativi e nel coordinamento delle nuove norme il passaggio decisivo per consolidare il nuovo sistema. La prospettiva è quella di un fisco «più semplice, più efficace contro l’evasione e meno incline a considerare ogni contribuente un potenziale colpevole», accompagnato da un patto pluriennale capace di premiare investimenti, innovazione e crescita.

Presidente a che punto siamo con la riforma fiscale?
«La riforma fiscale è già entrata nella vita concreta di cittadini e imprese. Abbiamo approvato interventi su Irpef, adempimenti, accertamento, riscossione, sanzioni, contenzioso e Statuto del contribuente. Ora siamo nella fase del completamento e del coordinamento, anche attraverso i diciotto decreti attuativi già approvati, tra cui otto nuovi testi unici. La direzione è chiara: un fisco più semplice, più efficace contro l’evasione e meno incline a considerare ogni contribuente un potenziale colpevole».

Uno degli obiettivi centrali della delega era rendere il sistema fiscale più semplice, stabile e prevedibile. Siamo sulla strada giusta? Quali riscontri arrivano dal sistema produttivo e quali sono le prossime sfide?
«Siamo sulla strada giusta, ma sappiamo che il lavoro non è concluso. Abbiamo rafforzato il contraddittorio, l’autotutela, la dichiarazione precompilata e gli strumenti di collaborazione preventiva con l’amministrazione. Il mondo produttivo riconosce questa direzione e apprezza il nostro lavoro. I risultati si vedono nell’economia reale: secondo l’Ocse, nel primo trimestre del 2026 il tasso di occupazione ha raggiunto il record storico del 62,8 per cento; nei primi quattro mesi il fatturato manifatturiero è cresciuto del 2,3 per cento; abbiamo superato il Giappone nella graduatoria mondiale dell’export e vantiamo il sistema esportatore più diversificato del G7».

Quali disposizioni del decreto legislativo omnibus produrranno gli effetti più concreti per imprese, lavoratori autonomi e investitori? Quali modifiche potrebbero ancora arrivare durante l’esame parlamentare?
«Le disposizioni più concrete sono quelle che riducono le differenze inutili tra bilancio civilistico e fiscale, chiariscono il trattamento di crediti d’imposta, plusvalenze, stock option e auto aziendali e concedono più tempo per esercitare correttamente la detrazione Iva. Per imprese e professionisti significa meno burocrazia e minori costi amministrativi».

La pressione fiscale è soltanto uno dei problemi della competitività italiana: pesano anche l’instabilità normativa, i tempi amministrativi e il costo degli adempimenti. Quale dovrebbe essere il prossimo intervento fiscale capace di incidere davvero su investimenti, produttività e crescita dimensionale delle imprese?
«La strada che intendiamo seguire è già indicata dai risultati ottenuti finora. Nel 2025 lo Stato ha recuperato la cifra record di 36,2 miliardi di euro tra contrasto all’evasione e riscossione, contribuendo a creare lo spazio per ridurre di oltre 33 miliardi le tasse su famiglie e microimprese, come certificato dalla Cgia di Mestre. È questa la strada che intendiamo proseguire: recuperare risorse da chi non paga per alleggerire il carico fiscale su chi rispetta le regole. Su questa base vogliamo costruire un patto fiscale pluriennale che premi chi investe, innova, fa ricerca, crea occupazione qualificata e cresce. Non l’ennesima stagione di bonus temporanei, di cui la sinistra è stata per anni portabandiera, ma regole stabili e prevedibili. È la stessa logica del concordato preventivo biennale ideato dal viceministro Leo: consentire a imprese e autonomi di definire in anticipo, per due anni, il reddito imponibile e il valore della produzione netta, in cambio di trasparenza e rispetto degli impegni».

Ridurre le tasse richiede risorse permanenti. È più realistico finanziare nuovi interventi attraverso la crescita, il recupero dell’evasione e la revisione delle agevolazioni fiscali oppure sarà inevitabile scegliere quali categorie e quali settori privilegiare?
«In questi anni abbiamo dimostrato che serietà di bilancio e giustizia sociale possono procedere insieme. Mentre il deficit europeo torna a crescere e diverse grandi economie superano il 3 per cento, l’Italia è tra i pochi Paesi impegnati in un percorso credibile di rientro sotto quella soglia. All’interno di vincoli molto stringenti abbiamo tutelato i redditi medio-bassi, sostenuto le famiglie e accompagnato le imprese che assumono, innovano e investono. Continueremo in questa direzione: più crescita, contrasto all’evasione e una spesa pubblica più efficiente per ridurre le tasse su chi lavora, produce e contribuisce allo sviluppo della Nazione».

Il taglio delle accise è ancora una misura emergenziale oppure può rappresentare un primo passo verso una revisione strutturale della tassazione sui carburanti? Come si evita che, alla scadenza dello sconto, il prezzo alla pompa torni a salire bruscamente? Dal 2026 è stata inoltre avviata la progressiva equiparazione delle accise su benzina e gasolio, con una riduzione sulla prima e un aumento sul secondo. Come si conciliano gli obiettivi ambientali con la necessità di non penalizzare famiglie, autotrasporto e imprese?
«La linea del Governo è sempre stata la stessa: intervenire nelle emergenze per proteggere famiglie e imprese e, insieme, rendere la tassazione più razionale nel lungo periodo. Lo abbiamo fatto nel 2022 e nel 2026, sostenendo il potere d’acquisto e le filiere più esposte. Alla scadenza dello sconto continueremo a monitorare i mercati, valutando, se necessario, un rientro graduale per evitare l’effetto “scalino”. In questo quadro si inserisce anche l’equiparazione tra benzina e gasolio, che discende da un impegno assunto dall’Italia con l’Unione europea prima dell’insediamento di questo Governo. Noi lo abbiamo attuato tutelando gli usi professionali, agricoli e industriali e sostenendo l’autotrasporto, perché la transizione non può diventare una tassa ideologica contro chi lavora e produce. La nostra linea resta quella della neutralità tecnologica».