Gli dicevano che doveva fare il nome di Formigoni. Lui non l’ha fatto ed è stato condannato. Poi Formigoni è stato assolto “perché il fatto non sussiste”. Cioè la corruzione non esisteva. Ma il “corruttore” sta ancora scontando la pena, dopo il carcere, ai servizi sociali. Pensa alla revisione del processo, ma intanto la galera se l’è fatta.  Che cosa succede se il corruttore non è ancora un uomo libero, dopo la condanna a cinque anni di reclusione, mentre nel frattempo i corrotti sono tutti assolti? Sembra un rompicapo, ma è solo uno dei tanti episodi della drammatica sgangherata nostra ingiustizia quotidiana. Il condannato si chiama Massimo Gianluca Guarischi, gli assolti (ex presunti corrotti) sono Roberto Formigoni, Simona Mariani e Carlo Lucchina. “Il fatto non sussiste”, ha detto il pubblico ministero, chiedendo le assoluzioni. Il fatto non sussiste, ha ripetuto il tribunale dopo meno di un’ora di camera di consiglio. La formula più ampia di assoluzione significa che chi aveva accusato, orchestrato e arrestato aveva semplicemente preso un granchio perché in realtà, come dicono a Roma, non c’era proprio trippa per gatti, la corruzione era solo nella fantasia di qualche pubblico ministero.

Ma per capire bene come andò la storia, occorre ricostruire tutto quanto il circo mediatico giudiziario che colpì e affondò, anche con gravi conseguenze politiche, Roberto Formigoni dopo vent’anni di governo della Regione Lombardia. Il circo, con grandi strombazzamenti moralistici (del genere di chi dà buoni consigli non potendo più dare il cattivo esempio) ha condannato pubblicamente Roberto Formigoni, prima ancora della cassazione con i suoi cinque anni e dieci mesi, per aver favorito suoi amici ospedalieri in cambio di soldi e regali, le famose “altre utilità” con cui la legge definisce la corruzione. Denaro non è stato mai trovato, ma viaggi e foto in barca sì. Al tradizionale circo si era poi affiancato il moralismo di nuovo conio, quello del ministro Bonafede e della sua corte grillina che, con la “Legge spazzacorrotti” che fa venire i brividi anche solo dal nome, aveva introdotto la corruzione tra i “reati ostativi” alle misure alternative al carcere. Il risultato per l’ex governatore fu il repentino passaggio dal Palazzo Lombardia al carcere di Bollate. E in seguito, e tuttora, ai domiciliari.

Spostiamoci di novanta chilometri, da Milano a Cremona. Si spengono i riflettori del circo, si celebra un processo “normale”, che è una costola-fotocopia di quello milanese. E qui, nella grassa Cremona famosa per le tre T (“turòon, Turàs e tetàss”), avviene il miracolo, Roberto Formigoni viene assolto anche su richiesta del pm. Stesso film, ma con risultato diverso, anzi opposto. Il fatto riguarda il “Vero”, che è un acceleratore lineare per cure oncologiche. Nel 2011 l’ospedale Maggiore di Cremona l’aveva acquistato per otto milioni di euro dalla Hermex Italia di Giuseppe Lo Presti, il quale aveva dichiarato di aver versato 447.000 euro a Luca Guarischi, che era amico di Formigoni e anche ex consigliere regionale. Ma si trattava di una provvigione, non di una bustarella per corrompere. Ed ecco che arriva la “ciccia”: non denaro al Presidente della Regione Lombardia, ma vacanze trascorse tra i due amici e bottiglie di vino regalate, sarebbero state le “utilità” di cui Formigoni avrebbe goduto per aver favorito l’acquisto del macchinario, con la complicità del dg dell’ospedale di Cremona Simona Mariani e del direttore generale della Lombardia Carlo Lucchina, accusato di abuso d’ufficio.

Non c’è voluto molto, fuori dal circo milanese, per capire che tutto si era svolto in modo regolare, che Guarischi aveva un rapporto continuativo di lavoro con Lo Presti e che lui e Formigoni avevano trascorso alcune vacanze insieme perché erano amici, e che la presunta “sopravvalutazione” del costo del macchinario non esisteva. Ma intanto Luca Guarischi si è fatto un bel po’ di galera, anche lui colpito dalla “spazzacorrotti”, e sta finendo di scontare la pena ai servizi sociali. La figlia Nicole, in un’intervista al Giornale, ha raccontato che fin dal primo incontro con il padre nel carcere di San Vittore lui le aveva detto: : «Vogliono che faccia il nome di Roberto, se li accontento in due giorni sono a casa, ma io non ho nomi da fare perché non ho fatto niente di sbagliato…». Intanto spera che la sentenza di primo grado di Cremona diventi definitiva, visto che lo stesso pm ha chiesto l’assoluzione degli imputati.

Il suo difensore Michele Apicella è prudente: leggiamo le motivazioni, poi speriamo che non arrivi un pg a presentare un ricorso, perché a volte capita anche quello, poi pensiamo alla revisione del processo di Luca. E pensare che Gianluca Guarischi, che dopo nove mesi di custodia cautelare, era andato a lavorare all’estero, dopo la condanna è pure venuto a farsi arrestare contando sulla possibilità dell’applicazione di misure alternative. Ma è inciampato nella spazzacorrotti, che lo ha sequestrato per un altro anno. E il fatto non sussisteva. Uno dei tipici “errori giudiziari” di cui potrebbe occuparsi la Commissione disciplinare del Csm, che potrebbe pure verificare se nei confronti di Formigoni, come di Berlusconi, non ci sia stata una vera persecuzione politico-giudiziaria ispirata da qualche sindacalista in toga.

Politica e giornalista italiana è stata deputato della Repubblica Italiana nella XI, XII e XIII legislatura.