L’allarme lanciato dal Fatto quotidiano (“È il nuovo salvaladri”) contro la Corte costituzionale, rea di aver dichiarato illegittima la retroattività della legge “spazzacorrotti”, apre uno scenario su due diversi modi di ragionare e di legiferare. Due mondi. Due mondi su cui i primi a dover riflettere sono proprio gli eredi del Pci-Pds-Ds, si chiamino oggi Pd o Iv, che governano oggi insieme ai promotori della subcultura travaglina. “Salvaladri” era stato definito nel 1994 il decreto sulla custodia cautelare firmato dai ministri Alfredo Biondi e Roberto Maroni ( che farà in seguito una sorta di disconoscimento di paternità), che metteva dei paletti sulle regole per la custodia cautelare, rendendone meno rigide le condizioni. Un provvedimento provvidenziale, negli anni in cui il ricorso alla carcerazione preventiva era usato e abusato come vera tortura. Il decreto fu poi ritirato, in seguito a una sceneggiata televisiva di stile hollywoodiano dei quattro delle mani pulite e la barba lunga dell’insonnia, che confessavano di non poter proseguire le indagini senza le manette preventive degli indagati. Peccato però che dei 2.764 detenuti usciti dal carcere in quei giorni (di cui circa il 10% indagati per reati contro la pubblica amministrazione) dopo la scadenza del decreto solo una ventina fossero poi rientrati in carcere. Per dire quanto le manette fossero indispensabili.

E, cosa ancor più rilevante, la legge approvata un anno dopo in seguito alla conversione in disegno di legge del famoso decreto, modificava gli articoli 274 e 275 del codice di procedura penale (che introduceva le tre rigorose condizioni per l’emissione di un provvedimento di custodia cautelare), ricalcando quel provvedimento che tanto scandalo aveva destato. Ma era pur sempre stagione di riforme, quella, e tra i parlamentari del Pds che si occupavano di giustizia, vi era un gruppo di avvocati e magistrati di sincera fede garantistica. Persone che difficilmente avrebbero potuto sedere a palazzo Chigi accanto a un ministro come Bonafede, con santi protettori come il dottor Davigo e il piccolo Travaglio. “Salvaladri” oggi diventa addirittura una sentenza della Corte costituzionale, presentata sulla prima pagina del Fatto con un bel disegno di sbarre tagliate e lenzuolo annodato per l’evasione e i giudici definiti “quelle toghe che delirano”. Tutto questo perché hanno osato toccare una legge approvata un anno fa dalla maggioranza di Lega e Cinque stelle che fa venire i brividi solo a riguardarla. Si sente dire che il partito di Salvini l’abbia votata in cambio dell’approvazione della riforma sulla legittima difesa. Beh, se le cose stessero così (ma il ministro Buongiorno dov’era?), potevano anche farne a meno. La legge sulla legittima difesa dell’ex ministro leghista Castelli andava già bene così com’era, e comunque il baratto è stato iniquo.

Questa legge parte male già con il soprannome, “spazzacorrotti”, che fa pensare a un pavimento pieno di scarafaggi da buttar via con la scopa. E gli scarafaggi non sono assassini, stupratori, narcotrafficanti, mafiosi o rapinatori, il che sarebbe già grave. No, sono l’ossessione di personcine piccole come Travaglio, sono gli indagati di peculato, di corruzione. Sono quelli che, se li incontri di notte in un vicolo buio, ti fanno sicuramente più paura di chi brandisce un coltello o una pistola. Sono quelli che, pur se condannati a una pena inferiore ai quattro anni di carcere, non hanno diritto a misure alternative, anche se sono anziani, anche se sono malati. Su questo punto Travaglio ha ragione, la Corte costituzionale non ha modificato la legge ( che continua a fare schifo), ha solo dichiarato l’illegittimità dell’applicazione a chi avesse commesso il reato prima della sua entrata in vigore. Vien da domandarsi se tutti questi signori che hanno dei veri orgasmi quando si spalancano le porte del carcere poniamo a un Formigoni abbiano mai visitato una cella. E se credono che Bollate sia “uno spot”.

E se pensano davvero che il reinserimento di chi ha commesso un reato ( per la cronaca, l’ex presidente della Regione Lombardia non ha mai preso nessuna mazzetta; sii preciso, caro piccolo Travaglio) passi attraverso quel piccolo angusto spazio riservato ai carcerati. Ma soprattutto se – solo Davigo ha avuto il coraggio di confessarlo – attraverso leggi come la “spazzacorrotti” non stiano cercando di demolire pezzo a pezzo il processo “tendenzialmente” accusatorio, per tornare alla bella sana inquisizione, con l’istruttoria segreta e lontana dalla fastidiosa presenza del difensore. Quella in cui l’indagato è prigioniero, tenuto lontano da tutto e da tutti, possibilmente in qualche segreta con ceppi e catene. Di controriforma in controriforma, la strada è questa. Anche con la complicità di Pd e Iv? Vedremo.

P.S. Nota Numero Uno per Travaglio. Hai criticato l’Avvocatura dello Stato perché anziché difendere la tua adorata legge manettara, «ha festosamente partecipato al massacro della “spazzacorrotti”». Sei un po’ smemorato, piccolo mio: nel 2009 rimproveravi l’avvocato dello Stato Glauco Nori perché davanti alla Consulta aveva difeso la costituzionalità del lodo Alfano. Vuoi chiedere scusa, per favore?

Nota Numero Due per Travaglio. Sempre nel tuo editoriale, con il consueto sarcasmo incapace di ironia, proponi un risarcimento per tutti quei detenuti che l’indomani della strage di via D’Amelio furono deportati (e torturati, ma questo lo aggiungo io) nelle carceri speciali di Pianosa e Asinara con trattamenti penitenziari non previsti al momento dell’arresto. Beh, puoi stare tranquillo, molti di loro sono già stati scarcerati, dopo 20 anni di ingiusta detenzione, dopo la deposizione di Spatuzza che contraddiceva Scarantino. Informati, piccolo mio.