Se dirigessi un giornale non credo che farei scrivere Roberto Formigoni, così come non farei scrivere una buona parte di quelli che normalmente scrivono sui giornali: o perché scrivono banali scemenze o perché le scrivono male, e spesso fanno le due cose insieme. Ma certamente nemmeno mi sognerei di cestinare un pezzo giusto perché l’ha scritto un condannato. È invece quel che Il Fatto rimprovera a un quotidiano che appunto ha pubblicato un articolo dell’ex presidente della Lombardia in argomento di gestione sanitaria: “condannato per tangenti”, denuncia il giornale diretto da Marco Travaglio.

Non si tratta dunque delle cose scritte in quell’articolo (magari sciocchezze), né di come sono scritte (magari anche male), ma del fatto che le scrive il destinatario di una condanna. Una circostanza, par di capire, in sé sufficiente a revocare l’affidabilità dello scritto e a compromettere la reputazione di chi l’ha pubblicato. Il Fatto lo spiega chiaramente: giacché Formigoni si è beccato cinque anni e rotti, allora è in questione «l’opportunità morale e politica di un intervento del genere». Il grado di opportunità morale e politica misurato sui carichi pendenti, evidentemente sul presupposto che la commissione di un illecito non consegna solo alla privazione della libertà ma destituisce di capacità civile il condannato.

Qualcuno potrebbe ragionevolmente obiettare che non si tratta di questioni capitali, e dopotutto chissenefrega di quel che scrive Formigoni e di quel che ne dice Il Fatto. Vero, se non fosse che questo piccolo episodio denuncia un clima generale e sta bene nel quadro dell’idea imperante secondo cui il coinvolgimento in un affare di giustizia implica una specie di degradazione da tenere viva con la censura, con l’ostracismo, con la reiterazione di una sentenza di espulsione sociale che si aggiunge a quella giudiziaria. È l’idea che piace a quelli che vogliono i condannati “in catene”, gli stessi che giudicano la bontà editoriale degli altri facendo il conto delle imputazioni.

P.S. Il Fatto commenta quell’articolo spiegando che Formigoni «difende Fontana e Gallera e attacca governo e M5s». Siamo certi che il giornale di Travaglio avrebbe considerato moralmente e politicamente inopportuno l’intervento anche se Formigoni, al contrario, si fosse dimostrato governativo.