Francesco De Gregori, racconta in un intervista a Repubblica il suo 2026, che prevede un docufilm, un album live e un ciclo di concerti a Roma e a Milano dove, tranne Buonanotte Fiorellino che chiuderà ogni serata, non ci sarà nulla di quello che ci si aspetta. Il cantautore ha toccato nella chiacchierata più argomenti, alcuni solamente in superficie, altri andando più a fondo. Tra canzoni, film, live, guerre e giovani artisti, ecco cosa ha raccontato il Principe.

Le canzoni che mancheranno

De Gregori ha iniziato subito annunciando le canzoni che faranno parte dei suoi prossimi concerti, con più di un’assenza che non farà piacere ai suoi fan: “Niente Donna Cannone, niente Rimmel. Farò solo, e a chiudere, Buonanotte Fiorellino. Il mio è un controcanto alla rincorsa ai grandi numeri: oggi si parla sempre di chi riempie studi e a me porta fastidio una parola come sold out, così come biopic: in Italia c’è tanta gente che fa musica davanti a 100, 150 persone, questa musica che viene dal basso e va incoraggiata. E’ chiaro che può dirlo uno della mia generazione che è partito da un piccolo locale, non fosse esistito non sarei qui. Un po’ di locali chiudono, poi ci aggiungo che la gente non ci va perché non conosce l’artista, la radio non li passano e per altro le radio sono state poco generose anche con me“.

Il docufilm

Il Principe accenna poi al docufilm sulla sua vita, Francesco De Gregori Nevergreen, di Stefano Pistolini, che farà il suo esordio il 4 giugno su Rai 3: “Preciso che non è un biopic che rappresenta un’artista anche attraverso interviste ad amici, ai genitori e, se sei giovane, ai nonni, che poi spalmano tra una canzone e l’altra. Ho sempre preso le distanze da questa formula. Con Stefano Pistolini abbiamo stabilito fin dall’inizio la strada, quindi dai concerti alle prove. In un mese suonare circa 70 canzoni, sono venuti a trovarmi come ospiti amici quali Zucchero, Jovanotti, Pacifico, Malika, Elisa per fare qualche nome accettando il non patinato. E’ un film grunge“.

I live

Ci saranno poi i live al Teatro Sala Umberto di Roma e al Teatro Out Off a Milano, il 27 ottobre e il 25 novembre. Il progetto, si chiama Nevergreen (Perfette Sconosciute): “Si parte da Roma da un teatro con circa 400 persone di capienza, non ne abbiamo trovati di più piccoli per le dimensioni del palco: siamo in nove. A Milano, il pubblico sarà di circa la metà. Io cerco un rapporto intimo con gli spettatori, si crea una vicinanza fisica che mette il cantante in una posizione speciale. Sai per gli stadi non ho il giusto pubblico, palazzetti e teatri invece vanno bene. Sono qui perché mi diverto, farei i club ma anche loro stanno sparendo. Io rischio un cachet più basso ma non si abbassano le spese. Il mestiere che io faccio consente una grande libertà di scelta: faccio l’artista ed è la mia regola d’oro. Quando il tour proseguirà nei teatri più grandi avremo una scaletta più stabile“.

La guerra

Molti testi di De Gregori parlano di guerra, così il cantautore italiano ha parlato della loro inquietante attualità: “Quello che accade non mi dà spunto, da dieci anni non sento l’ispirazione ribollire in me, accadesse qualcosa sarei il primo a stupirmi. Posso farla anche in un pomeriggio una canzone ma senza ispirazione è inutile. In Generale, Il Panorama di Betlemme e Il Vestito del Violinista avevo già forse previsto tanto, bastava uscire dall’Europa per vedere cosa accadeva nel mondo. E’ triste che siano attuali ancora adesso“.