La scomparsa
Addio a Giuseppe Gargani, il democristiano garantista che difese il Parlamento fino all’ultimo
Con la morte di Giuseppe Gargani scompare uno degli ultimi protagonisti della lunga stagione della Prima Repubblica. Avvocato, giurista, dirigente della Democrazia cristiana, parlamentare per decenni, Gargani ha attraversato la vita politica italiana mantenendo sempre una cifra riconoscibile: la difesa delle istituzioni parlamentari, delle garanzie costituzionali e dell’equilibrio tra i poteri dello Stato. Da presidente dell’Associazione Nazionale Ex Parlamentari della Repubblica aveva continuato a presidiare il dibattito pubblico con tenacia, convinto che il patrimonio di esperienze accumulato nelle istituzioni non dovesse essere disperso.
Per Gargani, indebolire il Parlamento significava indebolire la stessa credibilità della democrazia rappresentativa.
A ricordarlo sono innanzitutto Claudio Signorile, Biagio Marzo e Fabrizio Cicchitto, che ne tracciano il profilo di «uomo delle istituzioni e politico di razza». Nel loro ricordo emerge il ritratto di un protagonista «di una lunga stagione politica e parlamentare», capace di rappresentare «una cultura democratica e repubblicana fondata sul rispetto del Parlamento» e autore di battaglie garantiste «sempre nel nome di una giustizia giusta, rispettosa dei diritti della persona e dei principi dello Stato di diritto».
Un cordoglio trasversale, bipartisan, che attraversa culture politiche differenti. Lorenzo Cesa e Antonio De Poli parlano di «un grande democristiano» e di «un insigne giurista», ricordandone anche il legame profondo con la sua Irpinia. «A titolo personale – perché è stato per noi un grande e sincero amico – e a nome di tutto il partito esprimiamo profondo cordoglio alla famiglia», scrivono i vertici dell’Udc. Anche Ettore Rosato, di Azione, sottolinea il segno lasciato nella storia parlamentare italiana: «Nel suo lungo impegno politico e istituzionale ha dato un contributo importante alla vita democratica del Paese, distinguendosi per competenza, equilibrio e attenzione al ruolo del Parlamento». Commosso il ricordo del vicepresidente della Camera Giorgio Mulè: «Con Peppino Gargani perdiamo uno straordinario protagonista della vita parlamentare che ha attraversato due secoli». Mulè ne esalta «la capacità di ascolto, la profondità di pensiero, la caparbietà garbata nel difendere i valori in cui credeva», insieme a «un inarrivabile tratto di signorilità».
Dal Partito Democratico arriva il messaggio del capogruppo al Senato Francesco Boccia, che ricorda «il lungo e appassionato impegno in Parlamento e nelle istituzioni» di Gargani, «grande giurista» e politico «che faceva del rapporto con il territorio una delle cifre del suo agire». Un riferimento, ancora una volta, alla sua Irpinia, terra mai dimenticata.
Si unisce al cordoglio anche Giampaolo Sodano, già dirigente Rai e parlamentare socialista, profondamente colpito dalla scomparsa di Gargani. «Il lavoro che ha avviato con il rilancio dell’Associazione ex Parlamentari è incredibile. Riteneva centrale il passaggio di testimone verso le nuove generazioni, la formazione politica e la cultura delle istituzioni», dice Sodano, sottolineando la convinzione con cui Gargani si era dedicato negli ultimi anni alla trasmissione della memoria parlamentare e del senso dello Stato. Infine Elena Bonetti definisce Gargani «figura significativa del cattolicesimo democratico italiano», capace di interpretare «la politica come servizio, con vera passione civile e senso delle istituzioni». Se ne va così un uomo che aveva conosciuto la politica come esercizio di mediazione, cultura delle regole e rispetto delle istituzioni. Un democristiano nel senso più classico del termine: parlamentare, garantista, uomo di relazioni, convinto che il confronto democratico valesse più della propaganda e che la forza dello Stato dipendesse dalla solidità delle sue istituzioni.
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