Non è un caso isolato
La favola dell’avvocato e della cimice sospettosa, a Napoli l’ennesimo cortocircuito istituzionale targato Nicola Gratteri
Nicola Gratteri ha spiegato tutto. Con la tranquillità di chi sa di avere ragione, il Procuratore di Napoli ha messo nero su bianco che il 15 aprile scorso nessun avvocato è stato intercettato. Le telecamere nel corridoio dell’aula 114 erano puntate sui testimoni. Se nelle riprese si intravedono delle toghe, è perché i tribunali sono frequentati anche da avvocati. Una presenza, spiega la Procura, meramente descrittiva.
Rassicurante.
Peccato che l’avvocato Raffaele Esposito si sia accorto di essere monitorato e abbia presentato un esposto. Peccato che il presidente delle Camere Penali Francesco Petrelli abbia denunciato che Napoli non è un caso isolato. La smentita è formalmente ineccepibile. Sul piano sostanziale, è la risposta di chi, trovato a ispezionare il portafogli del vicino, si difende osservando che cercava il proprio.
Il problema è una cultura: quella per cui l’avvocato difensore è, per definizione, un soggetto sospetto. Posso portarne testimonianza diretta. Alla Corte d’Appello di Catanzaro, mentre discutevo un’udienza di esecuzione sulla revoca di una sentenza per mafia, era attiva una cimice nell’aula. Il procedimento per cui era stata disposta l’intercettazione non era però di criminalità organizzata: era un’indagine per corruzione, senza alcun nesso con quello che si svolgeva in quella stanza. In quell’aula eravamo solo io e i giudici. E quell’aula era anche la camera di consiglio dove il collegio deliberava. L’art. 125 c.p.p. protegge la camera di consiglio con il sigillo della segretezza assoluta. Violarla non è un eccesso: è un cortocircuito istituzionale.
I report dell’Osservatorio internazionale degli avvocati in pericolo documentano che in Turchia i difensori vengono perseguitati attraverso intercettazioni e pedinamenti. L’avvocata Ebru Timtik è morta dopo 238 giorni di sciopero della fame chiedendo un processo equo. Non faceva la terrorista: faceva l’avvocato. La distanza tra Istanbul e Catanzaro si misura in gradi, non in natura. Un avvocato monitorato non è libero di difendere. Un cliente che teme di essere spiato attraverso il proprio difensore non parla. E un processo in cui la difesa non parla non è un processo: è una cerimonia di conferma dell’accusa. Un sistema che produce queste conseguenze restando – forse – formalmente nei limiti ha imparato a violare lo spirito della legge senza toccare la lettera. Che è, per un giurista, la forma più insidiosa di illegalità.
© Riproduzione riservata







