«In Italia si parla di una legge contro il consumo di suolo, è evidente che la priorità sarebbe quella di una legge contro il consumo di tempo»: Massimo Pica Ciamarra, architetto di fama internazionale, commenta le tristi vicende della Galleria Vittoria, il tunnel che collega via Acton con piazza Vittoria e che rappresenta un’arteria importantissima per la città.

A settembre scorso sono venuti giù dei pezzi di copertura, la galleria è stata sequestrata dalla Procura e chiusa al traffico. Solo pochi giorni fa, con più di due mesi di ritardo, il Comune di Napoli ha annunciato l’apertura del bando per il restauro delle facciate della galleria, intervento che peraltro doveva essere avviato già nel 2015. Se davvero fosse in vigore la legge auspicata da Pica Ciamarra, Palazzo San Giacomo sarebbe primo nella classifica delle amministrazioni più abili nel perdere tempo. È noto che, tranne per targhe e simili, l’amministrazione di Dema impieghi tempi biblici per qualsiasi azione concreta su una città che cade a pezzi. Stavolta il Comune ha impiegato più del previsto perchè aveva dimenticato di non avere i soldi necessari per avviare i lavori: parliamo di mezzo milione di euro che l’amministrazione è riuscita poi a procurarsi attingendo a fondi già destinati ad altri progetti.

Il problema è sì la caduta di calcinacci all’interno di una galleria trafficatissima, ma anche l’incapacità dell’amministrazione comunale di far fronte a questi eventi, non del tutto imprevedibili. «Non si tratta solo della scarsa manutenzione ordinaria e straordinaria- sottolinea Pica Ciamarra – ma soprattutto dell’assenza di visione e previsione e non prevedere il futuro è un atto criminale». Il tutto si riflette in una città sempre più provata dalla mancanza di strategie e interventi concreti. «La città è complessivamente molto vulnerabile vista la storica carenza di manutenzione – spiega Giovanni Laino, professore di Tecnica e Pianificazione Urbanistica dell’università Federico II – Si pensi solo alle condizioni delle strade, della rete fognaria o del verde. Il tutto in un contesto esposto a rischi ancora più ampi e gravi per il cambiamento climatico».

Per questo tipo di problemi a Napoli servirebbe un programma decennale, coperta da fondi straordinari al di là delle risorse disponibili nel bilancio comunale, che a oggi segna un disavanzo di circa quattro miliardi di euro.
«La vicenda della Galleria Vittoria rappresenta l’ennesima grande sconfitta per la città»: lo dice senza mezzi termini Bernardino Stangherlin, architetto e presidente dell’associazione Edifici Sicuri. Per Stangherlin non si vede la luce in fondo al tunnel e la previsione del Comune di finire i lavori entro la prossima estate appare del tutto utopistica. «Probabilmente i lavori che riguardano il restyling delle facciate, intervento che non basterà a rendere sicura la Galleria, se tutto va bene, termineranno in autunno – spiega l’architetto – ma se parliamo di messa in sicurezza di tutta la struttura e della manutenzione degli impianti di aerazione, arriveremo senza dubbio al 2022. Tra l’altro il Comune dovrebbe fare uno screening di tutto l’interno della galleria».

Nel frattempo, agli automobilisti è vietato l’accesso al tunnel e sono costretti a fare giri lunghissimi e tutt’altro che agevoli. «Se i lavori fossero stati programmati con attenzione – dice Stangherlin – la Galleria sarebbe rimasta aperta al traffico: sarebbero bastati ponteggi e reti di protezione». Come si potrebbe fare per rendere migliore la viabilità? «Credo che adesso l’unica soluzione sia quella di ripristinare il doppio senso su via Caracciolo – conclude Stangherlin – Bar e ristoranti dovrebbero spostare di qualche metro tavoli e ombrelloni per consentire il passaggio delle auto». Ma c’è anche altro da fare.

«Il Comune dovrà valutare attentamente la ditta alla quale deciderà di affidare i lavori – dice Giuseppe Guida, professore di urbanistica dell’università Vanvitelli – Non basta sceglierla in base al costo dei lavori più basso, ma bisogna analizzare le competenze e i tempi entro i quali riuscirà a ultimare i lavori».

Nata a Napoli il 28 settembre 1992, affascinata dal potere delle parole ha deciso, non senza incidenti di percorso, che sarebbero diventate il suo lavoro. Giornalista pubblicista segue con interesse i cambiamenti della città e i suoi protagonisti.