Eccolo. Anzi, rieccolo. Nei giorni in cui Vincenzo De Luca viene celebrato per la percentuale di consenso bulgara che gli è valsa il secondo mandato da presidente della Regione, Luigi de Magistris sembrava essersi eclissato. Invece no. Il sindaco di Napoli non ha perso l’occasione per occupare uno spicchio di scena pubblica. E l’ha fatto con una delle sue roboanti dichiarazioni, cioè facendo sapere (per l’ennesima volta) che a breve indicherà il nome del suo candidato alla guida di Palazzo San Giacomo. Dema ha manifestato l’intenzione di «dialogare» e di «fare una campagna elettorale forte, convincente e di grande partecipazione, ma anche con la prospettiva di vincere». Da solo? Non necessariamente: il sindaco arancione intende «vedere se ci sono le condizioni per un campo largo» in modo da «trovare la strada per una coalizione». Ancora una volta la strategia di de Magistris suscita più di una perplessità.

L’ex pm, infatti, si dice pronto a fare il nome del suo candidato per poi intavolare una trattativa con altre forze politiche. Ma che senso ha indicare una figura e, solo in un secondo momento, verificare le possibili convergenze sulla stessa? Se il candidato viene annunciato in questo modo, è molto probabile che verrà “bruciato” nel corso del confronto con gli altri partiti e movimenti ai quali Dema dice di volersi rivolgere con l’obiettivo di costruire un’ampia coalizione. Il che lascia pensare che il sindaco uscente non creda nel nome che si appresta a fare e che, anzi, sia disposto a sacrificarlo senza troppi imbarazzi. Qualora de Magistris fosse realmente convinto del candidato che si appresta a indicare, invece, l’apertura ad altre forze politiche equivarrebbe al solito bluff: solo un sindaco forte di un solido consenso può prendersi il lusso di imporre un proprio nome prima ancora di aprire il dibattito con ipotetici alleati.

In entrambi i casi, dunque, quella seguita da de Magistris è la strategia più incoerente e inconcludente per aprire la discussione su candidature, alleanze e programmi in vista delle comunali. L’annuncio fatto da de Magistris, però, sembra avere anche un’altra finalità. E cioè quella di mascherare l’assenza di quel piano per la fine della consiliatura annunciato dallo stesso sindaco nel corso di una recente intervista a Repubblica. Poche settimane fa, infatti, Dema ha riconosciuto la scarsa qualità dei servizi offerti dalla sua amministrazione alle imprese e ai cittadini napoletani. In quella stessa circostanza si è impegnato a definire un programma con l’obiettivo di migliorare trasporti, manutenzione e gestione del verde e di presentarsi all’elettorato con un bilancio di mandato soddisfacente.

Di questo piano, al momento, non vi è alcuna traccia. Anzi, due giorni fa la chiusura delle funicolari di Mergellina e di Chiaia, sommata alla linea 1 della metropolitana che limita il servizio a piazza Dante, ha lasciato a piedi migliaia di utenti. Insomma, l’annuncio di de Magistris altro non è che il patetico tentativo di rimediare all’auto-annullamento della figura del sindaco cui i napoletani hanno assistito nel periodo dell’emergenza sanitaria ed economica: mesi in cui dal primo cittadino arancione sono arrivati soltanto slogan e promesse, come quella sulla rivitalizzazione del Centro Direzionale, puntualmente non mantenute. Poi ci si meraviglia se De Luca supera il 70% dei consensi anche al Vomero, storica roccaforte di Dema?