Sarà una proposta forte, credibile e convincente”, dice Luigi de Magistris. Che in un’intervista a Radio Crc ha dato a malapena il tempo di chiudere i seggi delle elezioni regionali – che hanno confermato con una percentuale bulgara del 70% il Presidente uscente Vincenzo De Luca – che già discute e pontifica sulle prossime comunali napoletane. È quello il grande appuntamento elettorale del 2021. Per la corsa a Palazzo San Giacomo è tutto da ricostruire sia per una sinistra a dir poco sfibrata che per una destra uscita con le ossa rotte dalle urne. E poi c’è de Magistris.

Credo la prossima settimana – ha raccontato anche al Mattinomi prenderò l’onere di indicare un nostro nominativo per il candidato sindaco e ci prepariamo tanto a dialogare quanto a fare una campagna forte, convincente e di grande partecipazione, ma anche con la prospettiva di vincere”. Quindi a quel punto i probabili alleati dovrebbero ingoiare il prescelto, farselo piacere. E di lui, il sindaco con la bandana, ribattezzato Giggino a’manetta , ex magistrato e sindaco rebeldista, eletto per la prima volta nel 2011 sull’ondata di quel movimento arancione che non è mai riuscito a farsi nazionale – e nemmanco regionale -, esponente di punta di un neo-municipalismo propagandato a livello europeo ma mai decollato, dice quale parte avrà nel progetto. Sarà allenatore più che giocatore. Più dietro le quinte, sovrano di un progetto del quale indicherà l’erede.

De Magistris ha commentato che, nonostante gli “ostruzionismi, sabotaggi, trabocchetti, ostacoli” mossi al suo movimento, “il laboratorio Napoli, la nostra esperienza napoletana e il nostro governo di città ci impongono con entusiasmo, e non soltanto come dovere, di esserci alle prossime elezioni”. Anche se lui stesso ha confessato, lo scorso agosto, di essere “insoddisfatto del livello dei servizi a Napoli”, e quindi aveva annunciato un piano di 10 mesi per recuperare quello che non è stato fatto in 10 anni. Poi, casomai, sarà compito dell’erede, che dovrà occuparsi di un comune gravato da un debito lievitato da 800 milioni a 4 miliardi proprio durante gli ultimi due mandati.

I NOMI – In pole position, ormai da mesi, nell’Armata Brancaleone dei probabili candidati c’è Alessandra Clemente. Assessore al Patrimonio, ai Lavori pubblici e ai Giovani; nipote del giornalista e senatore Sandro Ruotolo – eletto alle suppletive in un ticket dalla sinistra allargata – il suo nome circola da mesi, ma sarebbe inviso agli ambienti di alcuni centri sociali vicini a de Magistris. Per Il Mattino è “la favorita, ma non l’unica”.

Altro contendente potrebbe essere Raffaele Del Giudice, attuale assessore all’Ambiente del Comune di Napoli, ex vicesindaco ed ex presidente Asia. Il suo profilo ambientalista – e le spalle abbastanza larghe grazie all’esperienza politica – potrebbe combaciare con quello di una sinistra sempre più attenta al tema dell’ecologia. Sulla stessa lunghezza d’onda, ma meno quotato vista anche la sua fresca ri-elezione alle Regionali (oltre 15mila voti), il Verde Francesco Emilio Borrelli, giornalista professionista noto sui social per via delle sue dirette attraverso le quali denuncia disservizi e degrado, e campione di equilibrismo capace di appoggiare i due nemici: De Luca in Regione e de Magistris al Comune.

Uomo di deMa e di de Magistris che potrebbe correre per Palazzo San Giacomo è Ivo Poggiani, giovane presidente della III municipalità (Stella, San Carlo all’Arena) – ex consigliere dell’VIII Municipalità e attivista di Insurgencia – contrario a un’alleanza tra il sindaco e il governatore De Luca. Non sono tagliati fuori dalla partita Claudio de Magistris, fratello e capo dello staff del sindaco, il vicesindaco con delega ai Trasporti e al Bilancio, Enrico Panini e l’assessore allo Sport Ciro Borriello.

Gira e rigira, spunta anche il nome di Roberto Fico, leader a 5 Stelle, da sempre vicino al sindaco napoletano e alla sinistra più a sinistra. Al momento è Presidente della Camera dei deputati, ricopre la terza carica dello Stato. Motivo per cui un suo arruolamento alla causa de Magistris suona inverosimile. Eppure, quando si parla di voto a Napoli, il suo nome, in qualche modo, salta sempre fuori. Non si sa mai.