C’è soltanto una cosa peggiore della cattiva amministrazione: la non amministrazione. In questo senso Napoli, negli ultimi anni, non si è fatta mancare nulla. Al fallimento della giunta arancione di Luigi de Magistris, certificato dal vertiginoso aumento del debito e dalla pessima qualità dei servizi offerti dal Comune, segue ora una fase di immobilismo che rischia di assestare il colpo di grazia alla capitale del Mezzogiorno. A far suonare il campanello d’allarme è la seduta del Consiglio comunale di due giorni fa, saltata per la mancanza del numero minimo di componenti richiesto dalla legge. L’assemblea civica era riuscita a riunirsi grazie alla presenza di tre consiglieri di opposizione (Salvatore Guangi di Forza Italia, Domenico Palmieri di Napoli Popolare e Anna Ulleto del gruppo misto). Poi, quando è stato chiesto il voto per appello nominale su una delibera per il riconoscimento di debiti fuori bilancio, il presidente Alessandro Fucito ha dovuto sciogliere la seduta perché in aula erano rimasti soltanto 19 consiglieri, due in meno di quelli necessari.

Risultato: non è stata discussa la delibera sull’assunzione di 153 maestre, sulla gestione del servizio mensa e sull’organizzazione del tempo pomeridiano nelle scuole comunali, con la conseguenza che, per il momento, molti istituti sono destinati a non riaprire a causa della mancanza di insegnanti (a cominciare da quelli per i disabili). La svolta potrebbe arrivare in autunno, cioè dopo l’approvazione del bilancio di previsione e il superamento dei successivi passaggi burocratici, previsti rispettivamente per metà ottobre e metà novembre. Che cosa ci insegna questa storia? In primo luogo, che il progetto politico incarnato e decantato dal sindaco de Magistris è miseramente fallito. Dovrebbe essere la maggioranza, infatti, ad assicurare il numero legale per lo svolgimento delle sedute del Consiglio comunale e il sostegno ai provvedimenti varati dalla Giunta. Invece così non è stato.

Qualcuno dirà: non c’era bisogno di quest’ultimo episodio per capire che l’amministrazione arancione è finita. Invece, in questa circostanza, la mancanza del numero legale dimostra come il sindaco non sia più in grado di compattare le forze politiche che l’hanno sostenuto e quelle che lo sostengono nemmeno quando in gioco ci sono provvedimenti indispensabili per alleviare le difficoltà delle famiglie napoletane, messe a dura prova dalla crisi economica e ora alle prese con un caotico avvio di anno scolastico. La seduta flop dell’assemblea civica, in più, testimonia il disinteresse di molti consiglieri comunali per le vicende di Napoli. Il motivo? Diversi esponenti politici sono impegnati nella campagna elettorale per le regionali. Alcuni sono candidati in prima persona, altri portano acqua al mulino dei rispettivi partiti di appartenenza. E poco importa che all’ordine del giorno del Consiglio comunale – istituzione per la quale hanno chiesto e ottenuto il voto degli elettori napoletani – ci siano provvedimenti importanti da approvare.

I giochi delle alleanze, la ricerca del consenso e il rafforzamento delle personali posizioni all’interno dei partiti, evidentemente, hanno la priorità su parchi pubblici chiusi, verde abbandonato, trasporti all’anno zero, patrimonio svenduto, periferie abbandonate. Lo stesso de Magistris, dopo aver annunciato un piano per migliorare la qualità dei servizi in questi ultimi mesi di mandato, ha preferito dedicarsi a un’attività in cui eccelle e cioè criticare tutto e tutti, da De Luca a De Laurentiis. Napoli, intanto, è in agonia. Ma che cosa ha fatto la città per meritare tutto questo?