Eccola lì: è arrivata giusto in tempo la notizia di una indagine sul governatore della Campania Vincenzo De Luca, accusato non si sa esattamente di che cosa, comunque di avere affidato a dei vigili urbani degli incarichi che non spettavano loro. Pare che De Luca per questo lavoro extra (lavoro di segreteria) li abbia anche pagati, e questo fatto che li abbiamo pagati (circa 250 euro netti al mese) aggrava ulteriormente la sua posizione. Una cosa è far lavorare gratis qualcuno, una cosa ben più grave è pagarlo, seppure con una cifra, francamente, molto modesta. Intendiamoci bene: l’accusa non è di averli pagati poco, è di averli pagati.

L’indagine che riguarda De Luca è vecchia di tre anni, ma tre anni fa la notizia non avrebbe avuto grande valore perché De Luca era stato eletto da poco governatore della Campania e non c’erano elezioni in vista. È del tutto inutile far sapere all’opinione pubblica di una indagine contro un esponente della politica se non ci sono elezioni in vista. Si rischia di sprecare l’avviso di garanzia. In questo caso le cose sono state fatta con grande avvedutezza: la notizia è stata diffusa al momento giusto, dodici giorni prima delle elezioni nelle quali De Luca è candidato alla riconferma alla presidenza della Regione. Il governatore, come gli capita spesso con le cose della vita, l’ha presa a ridere.

Ha ironizzato sui tre anni di tempo per diffondere la notizia, ha ironizzato sul merito del reato (nientedimenoché falso e truffa) e ha a sua volta lanciato accuse. Precisamente ha sostenuto che l’indagine partirebbe da una denuncia di un ex assessore regionale, Severino Nappi, ex Forza Italia e attualmente leghista, il quale – secondo De Luca – avrebbe fatto cose pessime quando era assessore e guadagnato dei soldi ottenendo vari incarichi dall’azienda regionale dei trasporti. Chissà se è vero. Una cosa certamente è vera: che i nostri rappresentati politici non sanno mai resistere alla tentazione, quando sono colpiti dal giustizialismo, di reagire con metodi giustizialisti. Nessuno sfugge, a quanto pare: neppure un politico anomalo e anticonformista come De Luca.

Qui finisce la questione giudiziaria. Tutto lascia credere che alla fine, come spesso succede, l’indagine verrà archiviata. Finisce la questione giudiziaria e si apre la questione politica. Con questa domanda: è un caso, un puro caso, che la notizia dell’indagine su De Luca sia venuta fuori proprio ora? Per quali vie “Repubblica” – che l’ha pubblicata per prima – è venuta in possesso di questa notizia, che fin qui era stata tenuta, come è giusto che sia, riservata? C’è stata una fuga di notizie? Da dove è partita questa fuga di notizie, da Palazzo di Giustizia? Perchè questa fuga di notizia è avvenuta proprio alla vigilia immediata delle votazioni per il nuovo consiglio regionale?

All’ultima domanda si può dare la risposta che si vuole. Alle prime domande la risposta è semplice semplice: no, non è un caso; la fuga di notizie c’è stata; la fuga di notizie parte da palazzo di Giustizia. Ora è abbastanza probabile che questa ennesima interferenza della magistratura in campagna elettorale non avrà conseguenze. Perché i sondaggi dicono che il vantaggio di De Luca sui suoi avversari è così ampio da non dover temere gli inquinamenti giudiziari. Sarebbe stato ben più grande se qualcosa del genere fosse avvenuto (e speriamo che non avvenga nei prossimi giorni) in Regioni come la Toscana o la Puglia, dove l’esito elettorale è ancora in bilico. Ma questo non toglie nulla alla gravità dell’interferenza. Contro la quale, purtroppo, non si può fare quasi nulla. La magistratura non ha mai considerato un problema l’abitudine dei suoi Pm di intervenire nelle campagne elettorali.

Anzi, lo considera un modo di esercitare il proprio compito, tenendo sotto controllo i candidati e influenzando in qualche modo la “popolazione onesta”. Un po’ l’attuazione del famoso “resistere, resistere, resistere” che fu lo slogan lanciato dal Procuratore di Milano Francesco Saverio Borrelli, quando teorizzava che il compito della magistratura non fosse quello di giudicare le persone sospette di qualche reato ma invece quello di difendere il profilo etico della società. Del resto, la magistratura, in questa sua interpretazione del proprio ruolo, si è sempre trovata un alleato insospettabile: la politica. Già, da quando la magistratura è entrata in politica i partiti politici invece di unirsi per difendersi dall’invasione e rivendicare la propria autonomia, hanno fatto a turno a schierarsi coi magistrati. Quando finiva sotto accusa uno del centrosinistra era la destra a tifare per i giudici, e viceversa.

Con poche eccezioni (i radicali, un piccolo nucleo di Forza Italia, un minuscolo gruppetto di esponenti garantisti della sinistra). Il risultato è stato il mani libere ai Pm. Anche ieri è stato così. L’ex Pm de Magistris, che non ha avuto molta fortuna in magistratura e ora fa il politico e il sindaco di Napoli, ha rilasciato dichiarazioni polemiche con De Luca. Ha detto di non conoscere il merito dell’inchiesta ma che tra lui e De Luca c’è una grande distanza etica. Ha detto così: ‹‹Distanza etica››. Io, quando sento queste parole, mi spavento. Penso a certe idee della politica di settanta o ottanta anni fa, che produssero tanti disastri e che pensavo -speravo – fossero state definitivamente superate. Macché. Son sempre lì: vivissime. L’idea di mettere l’etica (la propria) davanti al diritto e alla politica è sempre la tentazione più grande.