Compiere un efferato omicidio alle nove del mattino è un rischio. Passare inosservati in un quartiere residenziale quasi un talento. Ci sono punti fermi, ormai noti, nell’omicidio di Chiara Poggi: l’allarme disattivato alle 09:12, e la testimone passata davanti la villetta alle 09:10. Quest’ultimo, fermo, lo un po’ meno. Ma con fermezza è stato raccontato fino allo svenimento da Franca Bermani, anziana nata e cresciuta a Garlasco che abita a dieci minuti da via Pascoli, che i Poggi li conosceva bene, e che quel 13 agosto 2007 si stava recando in bicicletta per innaffiare il giardino e dar da mangiare ai gatti nella villetta accanto a quella di Chiara, dove abitava sua figlia, al tempo in vacanza.

La bici nera che ricorda Franca Bermani

“Erano le 9.10, non ‘circa’ le 9.10, ma le 9.10 perché io ho l’abitudine”. È quindi alle 9.10 che la signora Franca quel giorno vide poggiato sul muro esterno del giardino una bici nera da donna, col sellino piccolo, con un portapacchi, con molle cromate e bene in evidenza, estratte dal telaio, senza cestino, senza copriruota. Così per un momento la signora racconta di aver pensato: “Sono venuti a svegliarla presto questa ragazza”, consapevole che Chiara si trovava a casa da sola, mentre i suoi genitori e il fratello in montagna. Una testimonianza precisa, punto fermo delle indagini fin dai primi giorni, che ha permesso di individuare con esattezza il momento dell’omicidio, arricchita poi da ulteriori dettagli.

La Bermani restò in casa fino alle 11:00, accorgendosi poco prima – quando era uscita per ricevere una coppia di amici, con i quattro si erano fermati a chiacchierare per una mezz’ora fuori dal cancello – che la due ruote nera appoggiata sul muro non c’era più. “Erano le 10.20, ho guardato l’orario”, raccontava ancora con estrema precisione. Un orario che ha indotto a stimare come l’assassino, meglio, il proprietario della bici misteriosa, era già dentro casa, stava per uccidere Chiara o forse lo aveva già fatto.

Garlasco, erano in tre a passare davanti la villetta dei Poggi

Una precisione incredibile nel segnare l’ora. La ‘sfortuna’ nel non essersi accorta di un movimento sospetto. La Bermani, a dire il vero, non era l’unica a raccontare di essere passata per via Pascoli quella mattina. Una donna, l’ha percorsa tutta. Quel giorno era in fondo al viale, non video nulla. Un’altra signora, la Travain, residente nei pressi, diede conferma della tesi della Bermani: “Una bici nera davanti alla villetta dei Poggi c’era, ma non ricordo se fosse quel lunedì oppure qualche giorno prima. Forse era venerdì”. Ma era certa di ricordare che in quel momento il cancello della proprietà era spalancato. Quella bici nera intanto non venne mai riconosciuta dalla signora Franca come la “Umberto Dei” di Alberto Stasi. Una bici come quella che vide quella mattina non fu mai trovata, al massimo venne indicata dalla stessa donna guardano un album fotografico, quando da giovane venne ritratta in sella a una bici della Frejus. Una ricostruzione attendibile, o un sogno. “Era così”. Per la Bermani, quel giorno a Garlasco “c’era un silenzio di morte”. L’omicidio avvenne proprio sotto il suo naso, anzi sotto quello dei tre testimoni. Nessuno ha visto, tutti ricordano male. Passare inosservati, d’altronde, è anche questione di minuti.

Redazione

Autore