Gigi Proietti come William Shakespeare – non vuole essere un paragone: figuriamoci – il mattatore come il bardo. E non solo per una vita dedicata al palcoscenico, per la capacità di unire nelle proprie corde cultura alta e bassa, non soltanto per l’omaggio di quel Globe chiamato come il teatro londinese più famoso al mondo. Proietti, mattatore e istrione, anima di Roma e maschera degli italiani, se n’è andato il giorno del suo stesso compleanno: il 2 novembre, giorno dedicato ai morti – altra coincidenza nella coincidenza. Proprio come Shakespeare, che nacque il 23 aprile 1564 – a quanto ricostruito – e se ne andò il 23 aprile 1616.

Proietti avrebbe compiuto oggi 80 anni. Shakespeare moriva a 52 anni. Il 23 aprile è diventata dal 1996 Giornata internazionale del libro per volere dell’Unesco. Il 2 novembre – almeno in Italia – non potrà annettersi alcuna celebrazione, vista quella già troppo ingombrante dedicata ai defunti. Per Gigi Proietti, che ci aveva sempre scherzato su – “che ce posso fa’, la data è quella” – nascere nel giorno dei morti ha rappresentato tutto; un cerchio che si chiude, la vita e la morte, la commedia e la tragedia, due anniversari nello stesso giorno; un ultimo sorprendente colpo di teatro.

Non solo una coincidenza, come si accennava, o una questione di date, il legame tra Proietti e Shakespeare. L’attore e regista e doppiatore romano aveva sempre dichiarato la sua passione per il bardo, le sue opere teatrali e le sue poesie. Dal 2003 quella passione era diventata una realtà straordinaria, un sogno diventato realtà, una replica che era diventata l’appagamento di un desiderio quasi folle. Da quell’anno è nato a Roma il teatro scespiriano Silvano Toti Globe Theatre, proprio sul modello di quel Globe che fu la fucina e il palcoscenico più celebre del periodo elisabettiano – pure ricostruito a Londra, sulla sponda del Tamigi, nei pressi del Blackfriars Bridge, nelle vicinanze in cui si sarebbe trovato l’originale. Una ricostruzione filologica durata tre mesi, piazzata all’interno di Villa Borghese, grazie alla Fondazione Silvano Toti, interamente in legno di quercia. Gigi Proietti ne è stato l’ideatore e il direttore artistico, oltre che attore, in numerose occasioni. Un successo da oltre 50mila spettatori a stagione, secondo il Messaggero.

 

Gigi Proietti aveva ricostruito nella sua auto-biografia Tutto Sommato qualcosa mi ricordo (Rizzoli) come era nata quella pazza idea. Il sindaco di Roma Walter Veltroni lo aveva convocato nel 2003 per il centenario della donazione di Villa Borghese al Comune. Proietti avrebbe voluto portare in scena Romeo e Giulietta sulle acque del laghetto nella villa. Impossibile. Allora mostrò le immagini della ricostruzione del Globe Theatre a Londra. Veltroni telefonò davanti ai suoi occhi la Fondazione Silvano Toti, ente culturale creato da una storica famiglia di grandi costruttori romani. Dopo pochi giorni il plastico era pronto. “Mi stropicciai gli occhi e guardai meglio. Era un modello in scala dell’intero Globe Theatre, non solo del palco. Non ricordo chi stava per dire: ‘Ma non doveva essere solo il plastico del palco?’. Gli diedi una gomitata e bisbigliai: ‘Statte zitto! Statte zitto!?”. Il 27 settembre del 2003 Romeo e Giulietta andò in scena, la notte della Notte Bianca e del blackout a Roma. “Una leggera pioggia e il buio assoluto, il legno e la gente, gli attori e l’aria dell’autunno appena iniziato: tutto contribuì a fare di quella una serata speciale, magica. una di quelle che non si dimenticano per tutta la vita”. E così nacque il sogno shakespeariano di Gigi Proietti nella sua Roma.