Protestano contro il governo e per l’elezione di un’assemblea costituente, spesso senza tenere conto delle misure di protezione anti-covid. Manifestazioni che non mancano di contorni complottisti che mettono in discussione la pandemia da coronavirus. In piazza del Duomo, a Milano, si sono riuniti i cosiddetti “gilet arancioni” – dal nome dei “gilet gialli” francesi che bloccarono la Francia nelle proteste del 2019 – capitanati da Antonio Pappalardo. Non solo a Milano: altri gilet arancioni si sono visti anche in piazza a Roma e a Napoli.

“DENUNCIATELI” –  “Ho chiesto al Prefetto di denunciare gli organizzatori della manifestazione dei cosiddetti ‘gilet arancioni’. Un atto di irresponsabilità in una città come Milano che così faticosamente sta cercando di uscire dalla difficile situazione in cui si trova”. Così su Facebook il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, dopo la manifestazione di protesta di oggi in centro.

CASAPOUND A ROMA – Nella capitale le proteste sono state animate anche da movimenti di estrema destra, come Casapound e Marcia su Roma. L’obiettivo però è lo stesso: il governo “traditore”, secondo le grida dei manifestanti. Piazza Venezia e via del Corso sono state chiuse al traffico. Alcune centinaia di manifestanti si sono seduti a terra. Le forze dell’ordine presidiano la zona con mezzi blindati di polizia e carabinieri.

“Il coronavirus è tutto un disegno politico, economico e sociale perché vogliono venderci alla Cina, Di Maio prima di tutti facendoci fare il vaccino e schedandoci. Il virus non esiste, per questo non mettiamo le mascherine, e intanto la gente muore di fame”, scrive Repubblica riportando le rivendicazioni dei manifestanti, che apiù riprese hanno cantato l’inno d’Italia e gridato “libertà”. Le proteste si rivolgono fanno riferimento alla disoccupazione e alla mancanza di ammortizzatori sociali previsti dal governo per fronteggiare la pandemia da coronavirus.

Sugli stessi toni le proteste di piazza Duomo. Il movimento guidato da Antonio Pappalardo, al grido di “libertà” e “dignità”, sollecitano le dimissioni del governo, l’avvio di un nuovo esecutivo, l’elezione di un’assemblea costituente per approvare una nuova legge elettorale e la coniazione di una nuova lira italica. Numerose le bandiere tricolore, meno le mascherine, assenti o abbassate sul mento. L’hashtag #giletarancioni è diventato subito di tendenza sui social, soprattutto per l’ironia degli utenti.

A scatenare sarcasmo e battute è il tempismo: le manifestazioni arrivano proprio mentre il governo ha deciso di riaprire il Paese, consentendo dunque gli spostamenti tra Regioni, a partire dal 3 giugno.