Non solo a Marina Ovsyannikova non credono i russi, quelli che l’interrogano per capire da chi e come sia stato architettato il gesto di opposizione alla guerra in Ucraina di cui si è resa protagonista in diretta tv, al telegiornale sul primo canale nazionale Channel One. A Marina Ovsyannikova non credono neanche alcuni ucraini, occidentali, convinti che quella messa in scena davanti alle telecamere dalla giornalista russa sia stata tutta una montatura, una “performance”.

A sostenere questa sorta di teoria del complotto, stavolta senza troll russi di mezzo pare, è stato tra i primi il deputato ucraino Roman Hryshchuk, che ha postato sui social: “Okay, dobbiamo parlare seriamente di questa performance sulla televisione russa”, ha scritto. “I russi hanno avuto otto anni per prevenire l’escalation. Non hanno fatto niente. Per favore non credete a nulla di quello che vedete sulla televisione russa. Continuare a imporre sanzioni, embargo e smettete di credere alla Russia”. Insomma una messinscena preparata a tavolino per il pubblico europeo e per mostrare che esistono anche “russi buoni”. La teoria è stata rilanciata sui social nei giorni scorsi, dopo il gesto clamoroso della giornalista che aveva fatto il giro del mondo.

 

Ovsyannikova era apparsa con un cartello in mano, alle spalle della anchor woman. Si leggeva: “No war” e poi in cirillico: “Non credete alla propaganda, qui vi stanno mentendo”. È stata la protesta più clamorosa alla guerra che la Russia ha scatenato in Ucraina. Nessun paragone con le immagini delle proteste di piazza, pure represse brutalmente, che secondo l’organizzazione Ovd-Info hanno portato a oltre 14mila arresti. Dopo aver vietato l’uso di parole come “guerra” e “invasione” sui media, la Duma ha aumentato fino a 15 anni la pena per quelle che il Cremlino considererà fake news.

La donna è stata multata di 30mila rubli, circa 280 euro. Per il momento non può essere arrestata in quanto madre di due minorenni. È stata però aperta un’indagine nei suoi confronti. La sua protesta sarebbe stata creata a tavolino, per i sostenitori del complotto, per creare dubbi in Occidente e sfruttare una sorta di dissenso controllato oppure per far apparire il direttore di Canale 1 Konstantin Ernst come una vittima della repressione del Cremlino. A supporto, le tesi secondo cui gli studi televisivi russi sono controllati e i tg registrati e mai mandati in diretta. La giornalista russa americana Julia Joffe ha assicurato che i notiziari di Channel 1 sono trasmessi in diretta. Se pure è confermata la presenza di guardie di sicurezza in studio, non sarebbe facile per loro intervenire e, nel caso specifico ancor di più, perché essendo Ovsyannikova produttrice e giornalista aveva possibilità di muoversi nell’ambiente. Se il video è stato infine prontamente ripreso da smartphone direttamente dagli schermi, è perché la ong Ovd era stata avvertita della protesta da Ovsyannikova.

“Quello che avviene in Ucraina è un crimine. La Russia è il Paese aggressore. La responsabilità ricade su una sola persona: Putin. Mio padre è ucraino, mia madre è russa, e non sono mai stati nemici. La Russia deve fermare immediatamente questa guerra fratricida. Purtroppo negli ultimi anni ho lavorato al Primo canale, occupandomi della propaganda del Cremlino e ora ne provo molta vergogna, perché ho consentito di dire bugie alla nazione e di zombizzare i russi. Abbiamo taciuto nel 2014, quando tutto questo era solo all’inizio. Non siamo scesi in piazza quando il Cremlino ha avvelenato Navalny. Abbiamo solo osservato in silenzio questo regime disumano. E ora ci ha voltato le spalle tutto il mondo, e altre dieci generazioni non potranno cancellare la macchia di questa guerra”, il video che la giornalista aveva mandato all’ong.

La giornalista ha raccontato in un’intervista esclusiva alla Reuters di voler “mandare un messaggio al popolo russo. Non siate degli zombi, non date retta a questa propaganda. Imparate come analizzare le notizie, e cercate altre fonti, che non siano la televisione russa di Stato”. Si è dimessa dal lavoro e ha rifiutato di lasciare il Paese, di accettare l’asilo politico offertole dal Presidente francese Emmanuel Macron. Ha raccontato di aver paura per la sua sicurezza e per i suoi due bambini.

Giornalista. Ha studiato Scienze della Comunicazione. Specializzazione in editoria. Scrive principalmente di cronaca, spettacoli e sport occasionalmente. Appassionato di televisione e teatro.