Mi chiamo Giulia, ho 30 anni e sono un’infermiera“. Inizia così la lettera scritta da Giulia Medea Oriani, una giovane infermiera di Milano che su Facebook si è rivolta ai complottisti, raccontando quanto sia stato reale, invece il suo calvario con il coronavirus. Ma quelle parole, a cui ha aggiunto una foto delle siringhe e di tutti i farmaci che ha dovuto usare fin qui, non sono bastate a convincere quanti credono che il virus, semplicemente, non esista. In tanti, continuano a commentare il suo post con insulti e offese. Tanto che Giulia si è sentita in dovere di aggiungere una postilla. “Siete liberi di non credermi, vivo lo stesso, ma a chi mi dà del fake consiglio di rileggersi le regole sulla privacy di facebook. Vi dico solo che, certi commenti, sotto al post di una persona che ha un disturbo post traumatico da stress, possono avere effetti devastanti”. E conclude: “Fortunatamente riconosco l’ignoranza e tiro avanti, ma dovete vergognarvi“.

Eppure il suo racconto, lucido e nitido, lascia poco spazio a teorie fantasiose.

“Nel mese di marzo mi sono ammalata di Covid-19. Inizialmente, nella sfortuna, ho pensato di essere stata fortunata, di averla “sfangata” con pochi sintomi, senza che fosse necessario il ricovero in ospedale.. un po’ di febbre, qualche dolore muscolare, difficoltà respiratorie lievi e risolte in pochi giorni, un solo accesso in ospedale per broncospasmo. Niente di che, insomma”.

Purtroppo, però, le cose sono  rapidamente peggiorate. “I problemi sono iniziati circa dieci giorni dopo la mia negativizzazione al tampone. Uno strano dolore alla gamba, un esame al volo e la diagnosi di Trombosi Venosa Profonda. Il che significa che in una vena della mia gamba (dopo qualche giorno, in due vene diverse) si era formato un coagulo così grosso da non far passare più il sangue. Ho 30 anni, e il mio sangue coagula come quello di un vecchietto allettato”.

Giulia ha raccontato il suo calvario fatto di visite a specialisti, “chirurgo vascolare, chirurgo generale, ematologo, psichiatra, medico d’urgenza e cardiologo” e di continui esami “5 eco-doppler alla gamba, un’ecografia della parete muscolare dell’addome, una lastra del torace, una TAC torace e arto inferiore con mezzo di contrasto, un ECG-holter delle 24h, un ecocardio e un’infinità di esami del sangue”

Ben presto ai problemi di salute fisica, si sono aggiunti quelli psicologici.  “Ho avuto spesso, troppo spesso, paura. Tanta. Paura di non poter mai più tornare a svolgere il mio lavoro come prima, paura di morire. Mi hanno imbottita di psicofarmaci prima di capire che non era l’ansia la causa della tachicardia, ma mi hanno detto di continuare a prenderli, per dormire. Peccato che io non dorma da settimane. Ogni notte mi sveglio a causa degli incubi che faccio. Dormirò sì e no 4 ore. Convivo con un fantasma, quello della malattia. Sono arrivata ad odiare la mia casa, diventata una prigione da ormai 79 giorni”.

E, infine, la dedica a quanti ancora dubitano della pandemia. “Lo dedico a voi maledetti complottisti, che sostenete che il virus non esista, che sia stato creato per far guadagnare soldi a Bill Gates, che vi stiano mentendo e la situazione non sia così grave come sembra, che non volete mettervi la mascherina perché vi farà morire di ipercapnia (che manco sapete cosa sia), che vi ammassate nelle piazze perché non avete paura di un virus che uccide solo i vecchi, che sostenete che il virus sia un problema solo per chi ha malattie gravi e invalidanti…. e tante altre puttanate. A voi che pensate che tanto non vi capiterà mai niente, dedico la foto della terapia che ho dovuto prendere negli ultimi due mesi e che continuerò a prendere non so per quanto tempo. E ho SOLO trent’anni.
A voi dedico ogni singola iniezione che mi sono dovuta fare, ogni ematoma distribuito sul mio corpo, ogni pastiglia che devo mandare giù tutti i giorni, ogni minuto di veglia al buio, ogni sfarfallio che avverto nel petto“.