Il voto di fiducia sul Dl Sicurezza è arrivato, ma le polemiche non si placano. E intagliano una giornata di attività intensa per Governo e Parlamento. A Palazzo Chigi si lavora al ripristino della macchina dopo il tagliando imposto dall’esito del referendum. E benché non si debba parlare di rimpasto, l’integrazione assai robusta di cinque nuovi sottosegretari nella compagine di governo lascia pensare che l’assetto con cui Meloni andrà alle urne sia definito. Entrano Alberto Balboni (FdI) alla Giustizia, Giampiero Cannella (FdI) alla Cultura, Paolo Barelli (FI) ai Rapporti con il Parlamento, Massimo Dell’Utri (Noi Moderati) al ministero degli Affari esteri e Mara Bizzotto (Lega) alle Imprese e al Made in Italy. Una iniezione di energie fresche, come si fa nella fase finale delle partite, utile a coinvolgere meglio anche aspetti periferici – si veda la presenza di due sottosegretari dalla Sicilia – ritenuti finora sottorappresentati negli incarichi di governo.

Tra tutte, è la figura di Alberto Balboni a spiccare: sostituirà Andrea Del Mastro e porterà la sua esperienza di giurista – per anni a capo della Commissione Affari costituzionali di Palazzo Madama – a via Arenula. Ieri la notizia della sua nomina a sottosegretario è stata accolta da un irrituale, lungo applauso dall’emiciclo dei senatori. Giampiero Cannella, attuale vicesindaco di Palermo, assegnato alla Cultura al posto di Gianmarco Mazzi, diventato ministro del Turismo, è stato invece accolto dal benvenuto al Collegio Romano del ministro Alessandro Giuli. Auguri di buon lavoro ai nuovi sottosegretari anche da Stefania Craxi, neo presidente dei senatori di Forza Italia, e da Matteo Salvini, impegnato in un sopralluogo in una stazione ferroviaria a Firenze. Il Cdm ha esaminato anche lo schema di ddl sul riordino e la riorganizzazione del Consiglio universitario nazionale, oltre a due recepimenti di direttive europee, tra cui l’atteso adeguamento che renderà i mercati pubblici dei capitali nell’Unione più attraenti per le società e faciliterà l’accesso delle piccole e medie imprese ai capitali. E ha approvato, in via preliminare, il nuovo «Testo unico sull’accertamento», l’ottavo TU dal suo insediamento, completando così il riordino complessivo della legislazione in materia fiscale.

Al termine del Cdm, però, è stato il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, a doversi presentare, in posizione scomoda, in conferenza stampa. Sul tavolo, una stima del Pil 2026 rivista al ribasso allo 0,6% e conti pubblici appesantiti, secondo il ministro, anche dall’eredità del Superbonus. «Il Superbonus da solo ha pesato sui conti per 40 miliardi quest’anno», osserva Giorgetti. «La naturale premessa è che non viviamo circostanze normali, ma di un tipo totalmente eccezionale», sottolinea il titolare del Tesoro, secondo cui «questo quadro che fotografa la realtà meriterà poi, e anzi credo urgentemente, di essere approfondito a brevissimo con decisioni di natura politica». Tradotto: l’Unione europea dovrà mostrare flessibilità, non solo sulle spese per la difesa, ma anche sugli effetti dello shock energetico provocato dalla crisi in Medio Oriente. «Per ora la priorità assoluta resta quella di tamponare l’aumento dei combustibili». «Per quanto riguarda il 3,1% di cui si è molto discusso, come diceva Boskov, “rigore è quando l’arbitro fischia”, quindi l’arbitro ha deciso rigore, si può essere d’accordo o no, ma queste sono le regole del gioco», afferma ancora il responsabile del dicastero di via XX Settembre, ricorrendo a una celebre metafora sportiva, aggiungendo che «tutto il dibattito rispetto all’uscita della procedura di deficit eccessivo a me interessava moltissimo fino al 28 febbraio del 2026 (inizio della guerra in Iran, ndr)».

E con un post, sul tema interviene anche Giorgia Meloni: «Riguardo alla riduzione del deficit, il Governo ha ottenuto un risultato considerato da molti irraggiungibile. Nel 2022, quando si è insediato l’attuale Governo, abbiamo trovato un rapporto deficit/Pil dell’8,1%; oggi lo abbiamo portato al 3,1%. Un dato non solo inferiore di 5 punti percentuali rispetto a quando ci siamo insediati, ma anche migliore delle previsioni del Governo stesso, che si fermavano al 3,3% per il 2025». Nessun passo indietro, intanto, da Mosca dopo le intemerate del giornalista russo Vladimir Solovyev, che non si scusa e esorta invece la premier italiana a rispondere del suo «sostegno alle idee di Mussolini e della sua simpatia per Kyiv». Poi rilancia su Pina Picierno e Carlo Calenda, che risponde con un eloquente dito medio. Da Zelensky, per contrasto, sostegno alla premier. «Pieno rispetto a te, Giorgia, e a tutta l’Italia. I propagandisti russi, miserabili, non riusciranno certo a deviare le persone la cui bussola è la difesa degli interessi nazionali del proprio Paese. Grazie a te e a tutti gli italiani per una posizione così chiara», ha scritto Zelensky in un post sui suoi canali social.

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Ph.D. in Dottrine politiche, ha iniziato a scrivere per il Riformista nel 2003. Scrive di attualità e politica con interviste e inchieste.