La sua è una testimonianza forte di cosa vuol dire aver contratto il Covid. Iacopo Melio, consigliere regionale toscano, affetto da disabilità e paladino dei più fragili ha quando si è contagiato ha continuato a raccontare il virus. È stato ricoverato per 20 giorni all’Ospedale di Empoli, compreso tutte le festività natalizie e non ha mai spesso di lottare ma soprattutto di gridare al mondo dalla sua stanza che il Covid è pericoloso e bisogna stare attenti e rispettare le regole anticontagio. Adesso è tornato a casa perchè i suoi parametri migliorano ma è ancora positivo. “I sintomi continuano forti – scrive su Facebook – soprattutto l’affanno, la mancanza d’aria e la conseguente stanchezza. Insomma, ci vorrà molto tempo, come per tutti, quando va bene e c’è da star ‘contenti’. E approfitta della prima occasione possibile per lanciare un altro grande e importante messaggio: vaccinarsi è importante.

“In medicina nessuno dà garanzie – continua il post – non le hanno date nemmeno a me anche se è passato un mese dal primo sintomo e tre settimane da quando hanno iniziato a controllarmi. Bisogna aspettare, non ci sono altre risposte possibili ad oggi, se non quella di avere pazienza unita alla speranza di aver fatto il giro di boa”. E ringrazia le tante persone che gli sono state vicine, soprattutto chi lo ha fatto con discrezione e senza chiedere in maniera assillante ‘come stai?'”.

“Non tutti, purtroppo, lo hanno fatto, perché pensare che quando uno sta male abbia voglia di tenere il telefono in mano e rispondere alle chiamate, o che quando uno rischia di morire pensi a pubblicare bollettini medici per aggiornare gli altri, ci fa capire non solo quanto i social abbiano sfasato la realtà, ma anche di quanto non si abbia chiara l’importanza e la gravità di questa malattia: il Coronavirus non è un’influenza, non è un gioco, non è un’esperienza da collezionare per poterla raccontare, è un incubo fisico e mentale”.

“Sarei potuto risultare antipatico o addirittura ingrato verso il mare di preoccupazione che c’è nei miei confronti, e mi dispiacerebbe molto se passasse questo messaggio (e di sicuro una persona su 700.000 lo penserà, e per questo chiedo già scusa perché non è così). Qualche giornalista, che magari ha già pronto un mio ‘coccodrillo’ da giorni, che non ha ricevuto una mia risposta alle sue chiamate mentre ero in un letto a tremare di paura, ora potrà sfogarsi con un aggiornamento strumentale e distorto, ma non mi importa come non mi sono mai importate le maschere, che non indosso nemmeno durante il dolore e lo avete visto quando ho sentito di dovermi esporre spontaneamente il giorno di Natale”.

“Mi importa di me e della mia salute psicofisica, di quella dei miei cari che stanno condividendo gli stessi problemi, e mi importa di chi mi vuol bene davvero e segue da anni, perché siamo dalla stessa parte e guardiamo nella stessa direzione, anche adesso. Mi importa di chi comprende le parole quanto i silenzi, che in fin dei conti anche le pause fanno bene e sono naturali, ci resettano togliendo il superfluo, e mai come in questi casi ci sarà bisogno di ripartire da zero, quando sarà il momento, rivedendo le priorità della vita e rivendicando certi spazi”.

Dopo aver raccontato i giorni della sua malattia lancia un ultimo grande input su cui invita tutti a ragionare come è nel suo stile: “Io non ho fatto in tempo, perché la legge di Murphy è ormai il mio Karma, e chissà se e quando potrò arrivarci ‘pulito’… ma voi che potete: vaccinatevi, perché è fondamentale, perché è sicuro, perché negli ospedali c’è l’inferno, perché solo questo ci potrà salvare, perché sì. Fatelo anche per me”.

Redazione