L'ex presidente della Conferenza episcopale
Il Cardinale Ruini in condizioni critiche: la sua battaglia a difesa dell’Occidente
Sono ore di grande apprensione per Camillo Ruini, in condizioni di salute critiche da qualche giorno. L’iter del cardinale può essere paragonato a quello di Giuseppe Dossetti a parti invertite. Mentre il monaco canonista è apparso essere il vincitore del postconcilio rispetto alle istanze ecclesiologiche e pastorali di Paolo VI, e al contempo sconfitto sul piano politico rispetto all’esercizio del potere degasperiano ma anche a quello fanfaniano e moroteo, il cardinale – sconfitto sul piano del conflitto tra scuole opposte riguardo al Vaticano II – è apparso ai più il vincitore sul piano politico. Vincitore sia sulla politica nazionale che sulla politica internazionale. Mi spiego.
Da presidente della Conferenza episcopale italiana, durante il pontificato di Giovanni Paolo II, Ruini intuì che – caduti il Muro di Berlino e l’impero sovietico – l’unità politica dei cattolici in un sistema non più di proporzionale puro sarebbe stata praticabile non più in un unico partito con visioni diverse. Costituiva la ricaduta politica come presa d’atto di una nazione che, anche attraverso la giurisprudenza costituzionale, aveva declassato la religione cattolica, ancorché riconosciuta attraverso la riforma del Concordato ancora in una posizione peculiare, al ruolo non più di religione di Stato.
La prova si ebbe sul referendum sulla procreazione assistita, il cui risultato vide Ruini vincitore. Il mondo laico non capì subito la strategia ruiniana, che si servì anche della tattica astensionista, a eccezione di Marco Pannella. E dei dossettiani. La cui lettura e valutazione dell’azione ruiniana in sede storiografica è stata però troppo influenzata da pregiudizi legati a contesti ormai politicamente e culturalmente diversi da quelli della presidenza ruiniana. Il secondo aspetto riguarda il mutato scenario internazionale dopo la caduta del Muro di Berlino. Su due punti, in particolare. Il sistema di libertà religiosa statunitense costituisce un modello per il cardinale Ruini, perché si implementa nel contesto avulso da qualsiasi statolatria e favore della visione comunitaria e del privilegiato ruolo della società civile anche sul piano del ruolo della religione. Il secondo punto attiene alla posizione degli organismi internazionali e si lega al primo.
È possibile costruire una società pacifica e prospera attraverso l’impegno quotidiano costante per ripristinare l’ordine voluto da Dio, che è messo in discussione da dottrine quali quella gender e Lgbt; ordine che cresce quando ogni persona assume il proprio ruolo nel promuoverlo. Per Ruini, l’Occidente deve smetterla di flagellarsi per il proprio passato, anche in considerazione del crescente ruolo politico che l’Islam sta acquisendo nel mondo.
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