Settemila migranti si sono riversati in un giorno a Ceuta, facendo salire la tensione fra Rabat e Madrid. In maggioranza giovani uomini, hanno scavalcato le recinzioni o raggiunto a nuoto l’enclave spagnola in Marocco, dopo che le autorità di Rabat hanno apparentemente sospeso i controlli alle frontiere. Il segnale di una disputa diplomatica che si aggrava, legata al visto umanitario concesso da Madrid a Brahim Ghali, leader del Fronte Polisario, gruppo militante che lotta per l’indipendenza del Sahara Occidentale.

Mossa che non è piaciuta a Rabat. Vista la situazione potenzialmente esplosiva, il primo ministro Pedro Sanchez ha cancellato il viaggio a Parigi per il summit sul finanziamento dei Paesi africani, e centinaia di militari e numerosi blindati sono stati inviati sulle spiagge di Ceuta. Ore dopo, la ministra degli Esteri Arancha Gonzalez Laya ha convocato l’ambasciatrice marocchina Karima Benyaich, comunicandole il rifiuto “del governo per il massiccio ingresso di migranti” e “ricordandole che il controllo del confine è responsabilità condivisa”. Rabat, subito dopo, ha richiamato la diplomatica per consultazioni.

Drammatiche le immagini dall’enclave. I soldati hanno separato gli adulti dai minori che, inzuppati e scossi dai brividi, uscivano dal mare, e hanno portato in braccio i bambini sfiniti per consegnarli alla Croce rossa. Un giovane è morto annegato e decine di persone sono state curate per ipotermia. Circa 3.800 le persone rimandate in Marocco, mentre il ministro dell’Interno Fernando Grande-Marlaska ha assicurato che nessuno degli oltre 1.500 minori fosse fra loro. Nel corso della giornata, le guardie marocchine hanno ricominciato a controllare le frontiere e il flusso si è ridotto, pur senza bloccarsi.

Un’ottantina di persone è entrata anche a Melilla. “Hanno lasciato passare le persone, stavano lì fermi senza parlare”, ha raccontato Amina Farkani, 31enne marocchina che prima dei blocchi legati alla pandemia ha lavorato per 18 anni nell’enclave vivendo all’esterno. Sanchez, prima di volare a Ceuta, ha definito il Marocco “amico e partner”, ma ha anche chiesto alle autorità di “rispettare il confine condiviso” e promesso “fermezza”. Risale a trent’anni fa un accordo sull’espulsione di chiunque attraversi a nuoto il confine.

Ma tra gli arrivati, molti provengono da Paesi sub-sahariani con cui Madrid non ha accordi. Nè il governo di Rabat, nè quello di Madrid hanno parlato apertamente dell’origine di questa improvvisa crisi migratoria. Un’allusione è stata fatta dall’ambasciatrice marocchina: “Ci sono atti che hanno conseguenze”, che “devono essere ipotizzate”. Formalmente l’esecutivo spagnolo ha escluso ogni connessione con l’accoglienza del leader secessionista: “Non posso pensare che mettere a rischio la vita di giovani e minori sia una risposta a una questione umanitaria”, ha affermato Laya.

Il ministero degli Esteri marocchino aveva definito la scelta di curare Ghali “incoerente con lo spirito di partnership e buon vicinato”, accennando a “conseguenze”. Intanto, la commissaria europea agli Affari interni, Ylva Johansson, al Parlamento Ue ha parlato di fatti “preoccupanti”: “La cosa più importante ora è che il Marocco continui a impegnarsi per evitare le partenze irregolari e che chi non ha diritto di restare sia rimandato indietro”. Ha aggiunto: “I confini spagnoli sono confini europei. L’Ue vuole costruire una relazione con il Marocco sulla base di fiducia e impegni condivisi, le migrazioni sono un elemento chiave”. (Fonte:LaPresse)

Laureata in Filosofia, classe 1990, è appassionata di politica e tecnologia. È innamorata di Napoli di cui cerca di raccontare le mille sfaccettature, raccontando le storie delle persone, cercando di rimanere distante dagli stereotipi.