“Siamo in ginocchio. Fermi da due mesi e nessun aiuto dalla Regione”: Valerio Desiderio, titolare dell’omonimo circolo ippico di Castel Volturno, non nasconde la preoccupazione mentre spiega al Riformista la situazione in cui lui e i suoi colleghi sono piombati da un giorno all’altro. Con l’entrata in vigore delle misure per il contenimento del Covid-19, il settore dell’ippica è stato uno dei più colpiti e il centro, situato all’interno dell’Ecoparco del Mediterraneo, ha dovuto chiudere. Un silenzio inquietante è calato sugli ostacoli sistemati ai bordi del campo deserto e tra i 14 cavalli che dimorano nella scuderia.

“Abbiamo esaurito le risorse – spiega Desiderio – In questi mesi siamo andati avanti grazie ai nostri risparmi e alle donazioni di chi li ama. Pensi che un cavallo ci costa circa 200 euro al mese, senza contare eventuali cure mediche straordinarie, e da due non incassiamo un centesimo”. L’equitazione è per natura un’attività nella quale il distanziamento è una regola. Basti pensare che durante una passeggiata, per esempio, ci devono essere circa quattro metri tra un cavallo e l’altro e che durante una lezione individuale l’istruttore si trova al centro del campo circolare, cioè a 20 metri di distanza dall’allievo.

“Nonostante ciò l’equitazione è stata considerata al pari del calcio o del basket – continua Desiderio – e quindi non rientra tra le attività consentite”. Stop all’ippoterapia, alle lezioni, alle passeggiate nei 300 ettari di verde che circondano il centro ippico. Ma i cavalli devono continuare a nutrirsi, a fare attività motoria e ad essere curati. E qui casca l’asino. Già, perché il maneggio non può chiudere e decidere di non sostenere più di tasca propria le spese, deve giocoforza continuare a occuparsi del sostentamento e della gestione degli animali che vivono lì. “Piuttosto che non dare da mangiare a loro, non mangiamo noi – dice quasi commosso Desiderio – ma per quanto ancora riusciremo a resistere?”.

La struttura ospita anche cavalli che non fanno parte della scuola di equitazione: per il momento alcuni proprietari hanno continuato a pagare, ma il centro vive soprattutto di incassi giornalieri. “Tra poco i proprietari smetteranno di pagare non potendo godere dei loro cavalli e lo faranno perché hanno la certezza che noi continueremo a prenderci cura del loro animale”, precede Desiderio. La legge, infatti, ha vietato lo spostamento e la vendita dei cavalli che appartengono all’associazione sportiva capitanata da Desiderio. È un circolo vizioso che porta con sé una minaccia alla salute degli animali e degli uomini: i macelli clandestini.

“Non tutti fanno questo lavoro con amore – conclude Desiderio – e la disperazione spinge a fare di tutto. Sono sicuro che moltissimi animali finiranno al macello. Ci sarà una mattanza illegale con numeri spaventosi”. Parliamo di macello non consentito dalla legge perché i cavalli dei centri ippici, che vengono impiegati in attività sportiva sono cavalli “non dpa”, cioè non destinati alla produzione alimentare. Le varie associazioni equestri hanno scritto anche al governatore Vincenzo De Luca chiedendo aiuti concreti e immediati. Al momento, nessuna risposta. L’equitazione ripartirà, certo, ma non si sa quando e come.