Alla vigilia del voto del Presidente della Repubblica, il Financial Times aveva fatto il tifo per il premier Mario Draghi, considerandolo adatto come futuro Capo dello Stato. “Mario Draghi alla presidenza della Repubblica potrebbe garantire il percorso delle riforme; al contrario, se non venisse eletto, il suo ruolo di premier verrebbe indebolito”, aveva scritto il quotidiano della city di Londra.

A distanza di sette giorni e dopo una settimana in cui la politica italiana ha contrattato, legato e poi litigato, il quotidiano britannico descrive la politica italiana come egoista. “Una classe politica italiana egoista ha evitato il disastro all’ultimo momento”, con questo titolo il giornalista Tony Barber stronca la politica italiana in merito all’attaggiamento che ha portato alla rielezione di Sergio Mattarella al Colle, avvenuta il 29 gennaio all’ottava votazione.

Il columnist Barber descrive una critica condizione che regna tra i palazzi del potere di Roma ma anche tra i partiti politici. “La rielezione di Mattarella lascia seri dubbi sul fatto che i politici dell’Italia, muovendosi per un vantaggio in vista delle elezioni parlamentari del prossimo anno, siano in grado di avere maggior senso di responsabilità per il Paese, che si trova in un momento così critico del suo sviluppo”, è il duro commento del Ft.

La testata ha sottolineato le “deplorevoli carenze dei partiti politici della Seconda Repubblica” emerse in questa vicenda. Secondo il quotidiano, i partiti “si sono accordati su un secondo mandato per il presidente ottantenne solo perché temevano che qualsiasi altro passo avrebbe potuto innescare la caduta del governo di Draghi e le elezioni anticipate. Per molti di loro, ciò comportava il rischio di ridurre i seggi parlamentari e la perdita di potere, privilegi e pensioni”.

Ma dalla critica, il quotidiano passa a un fare un’analisi sulle prossime votazioni che vede favorito il partito guidato da Giorgia Meloni, Fratelli d’Italia, per il modo in cui ha giocato la partita del Colle. “In mezzo a questi calcoli egoistici – si legge nell’articolo – qualcuno sta tracciando un percorso distinto: i membri di Fratelli d’Italia, partito di estrema destra guidato da Giorgia Meloni. È l’unico che ha rifiutato di unirsi al governo di Draghi, e i sondaggi di opinione mostrano che è attualmente il partito più popolare della parte destra dello spettro politico”.

E infine, Barber rilancia l’idea che al capo del governo ci possa essere un esponente dell’estrema destra: “L’Italia potrebbe non essere lontana dal decidere, fra un anno, di eleggere il suo primo presidente del Consiglio di destra radicale del dopoguerra”.

Redazione