«Ma quale soddisfazione? Questa è una presa in giro bella e buona, degna di un Paese che ha messo da tempo sotto i piedi lo Stato di diritto», dichiara furente Giovanni Paolo Bernini, ex assessore al personale di Forza Italia a Parma, coinvolto nel 2010 in “dirigentopoli”, la maxi inchiesta sulle presunte assunzioni clientelari di dirigenti nel comune ducale. La Corte d’Appello di Bologna ha stabilito la scorsa settimana nei confronti di Bernini e degli altri ex indagati un risarcimento per violazione della legge Pinto dai 2000 ai 4000 euro.

I finanzieri, coordinati dalla pm di Parma Paola Dal Monte, indagarono a inizio del 2010 per il reato di abuso d’ufficio tutti i vertici dell’amministrazione di centrodestra, quindi sindaco, assessore al personale, direttore generale, segretario generale. Del fascicolo, dopo gli iniziali fuochi d’artificio sui giornali e una proroga a ottobre del 2010, si persero però le tracce: la maxi inchiesta tornò in auge solo a febbraio del 2020 con una richiesta di archiviazione da parte della stessa Procura. «Il criterio previsto dalla legge per l’assunzione appare del tutto rispettato e non può essere invocata la violazione», aveva scritto dopo dieci anni il pm Dal Monte in poco più di una pagina di richiesta di archiviazione.

«Gli investigatori – prosegue la pm – sono incorsi in alcuni errori di valutazione che hanno determinato il contenuto della Cnr (comunicazione di notizia di reato, ndr) da cui è scaturita l’iscrizione». L’ipotesi di danno erariale per le casse comunali era stata stimata addirittura in 3 milioni di euro. Boom. Archiviazione accolta, poi, per intervenuta prescrizione da parte del gip Mattia Fiorentini. «L’indennizzo stabilito dal legislatore è ridicolo, un’elemosina, ma quello che è ancora peggio è il fatto che a pagare gli errori dei magistrati e degli inquirenti siano sempre i contribuenti», prosegue Bernini. Eh già. Guido Mario Geremia, l’allora comandante provinciale della guardia di Finanza che condusse le indagini, dopo aver ricevuto un encomio per la brillante attività svolta, era stato promosso generale e destinato al prestigioso incarico di comandante regionale della Calabria. Adesso è anche uno dei più importanti collaboratori del procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri. Fra le ultime indagini, “Basso profilo”, quella che ha terremotato l’Udc calabrese. Molti gli indagati già scagionati. «Ma quale errore di valutazione, questa è scarsa conoscenza delle norme che regolano gli Enti locali», aggiunge ancora Bernini, ricordando che «in un comune l’assessore al personale non ha competenza sui dirigenti: dieci anni di indagini per capire che si trattava di assunzioni che non potevo fare per legge: è semplice ignoranza investigativa!».

Sul fronte delle “tempistiche” decennali, nei mesi scorsi l’onorevole Pierantonio Zanettin, capogruppo forzista in Commissione giustizia alla Camera, aveva presentato una interrogazione chiedendo l’intervento del Guardasigilli, Alfonso Bonafede. «Non appare sussistere alcun allarmante o comunque anomalo stallo investigativo-procedurale tale da giustificare l’esercizio dei poteri ispettivi e di promozione dell’azione disciplinare di titolarità del Ministero della Giustizia, considerato che allo stato non si rinviene alcun profilo di responsabilità da parte dei magistrati di Parma», avevano prontamente risposto dal governo. Fra i motivi, «l’immane impegno investigativo» della Procura di Parma per affrontare circa cinque procedimenti per reati contro la Pa. Procedimenti, come si appurò, tranne alcuni posizioni definite con il patteggiamento in sede di indagini preliminari, dei quali nessuno ancora giunto a una pronuncia definitiva.

Ricapitolando, i finanzieri commettono errori di valutazione e sono promossi, il pm viene giustificato dal ministro per le tempistiche a due cifre con cui chiude i fascicoli, gli indagati, dopo un decennio di stress e gogna mediatica, vengono risarciti con un obolo. Questa giustizia metterebbe i brividi anche a Luca Palamara.