“Poggioreale è una potenziale bomba a orologeria solo se succedesse un caso di Coronavirus all’interno. Sono 2.000 detenuti stipati in celle a 9 o a 10 persone. Non è immaginabile cosa potrebbe succedere se scoppiasse il virus”. Così, Pietro Ioia, garante dei detenuti di Napoli, ha espresso le preoccupazioni sue e dei detenuti di uno dei carceri più grandi e affollati d’Italia. Il garante, accompagnato dalla sua collaboratrice Sarah Meraviglia, ha fatto una lunga visita presso la casa circondariale “G. Salvia” di Napoli Poggioreale per incontrare il Direttore dell’Istituto, Carlo Berdini, e i delegati dei detenuti  ristretti al fine di monitorare l’impatto e le ripercussioni dello stato d’emergenza sulle condizioni di vita e di salute dei detenuti.

Una visita durata sette ore di colloqui con le delegazioni rappresentanti ciascuno degli undici reparti dell’istituto che hanno portato all’attenzione del Garante le preoccupazioni della popolazione ristretta circa l’emergenza sanitaria che tutti stanno vivendo in queste ore. Numerosissimi detenuti hanno richiesto a gran voce la possibilità di donare il proprio sangue, effettuare donazioni in danaro o contribuire alla fabbricazione di mascherine sanitarie. Inoltre hanno mostrato consapevolezza circa la necessità delle misure governative anti-contagio in seguito alle quali sono stati sospesi i colloqui con i familiari fino a data da destinarsi. Hanno condannato l’uso improprio della forza da parte di quei detenuti che lo scorso 8 marzo hanno provocato tramite azioni violente danni da oltre un milione di euro.

Ai detenuti è stata data la possibilità di continuare ad avere contatti con i propri cari attraverso due videochiamate a settimana della durata di 10-15 minuti. Tra le principali problematiche di cui si farà carico il Garante figura la questione relativa alla gestione della procedura che assicura il recapito ai familiari dei pacchi dei detenuti in uscita dall’istituto. Secondo quanto riportato da Ioia, il nuovo direttore Carlo Berdini si è dimostrato determinato nell’ascoltare le istanze e le preoccupazioni dei detenuti. Oltre a mettere in atto una serie di misure di prima necessità quali la fornitura di detergenti disinfettanti per l’igiene all’interno delle celle nonché l’acquisto di mascherine e di guanti per il personale della polizia penitenziaria (potenziale vettore per il contagio avendo contatti costanti con l’esterno), la direzione ha reso possibile l’installazione di uno scanner termico all’ingresso dell’istituto, a tutela dei detenuti e di tutto il personale.

Il Garante ha voluto anche rassicurare i familiari dei detenuti circa l’espletamento all’interno della struttura dei protocolli ASL di contenimento del contagio (come il triage per i nuovi giunti) nonché la predisposizione di un reparto intero attualmente non ospitante detenuti in vista di eventuali futuri casi di sospetto coronavirus. Il Garante si unisce alla popolazione detenuta tutta nel rivolgere un appello alla Magistratura di Sorveglianza affinché vengano velocizzate le procedure per la concessione di misure alternative al fine di ridurre le presenze.