Da oggi Claudia (il nome è di fantasia), la giovane detenuta di Maddaloni madre di due bambini affetti da una grave forma di emofilia di cui il Riformista si è occupato nei giorni scorsi, potrà scontare a casa la condanna.

Il magistrato di Sorveglianza, accogliendo l’istanza dell’avvocato Andrea Scardamaglio, ha concesso alla detenuta, rinchiusa nel carcere di Pozzuoli dal 2018, la detenzione domiciliare. Accolta la tesi della difesa che ha ancorato le sue motivazioni a un articolo dell’ordinamento penitenziario (il 47 quinquies), che prevede la misura alternativa speciale per le madri detenute, e a una sentenza della Corte Costituzionale che ha esteso tale beneficio anche alle madri di figli con gravi disabilità, a prescindere dal tempo già trascorso in cella e quello che resta da trascorrere per espiare del tutto la pena. Claudia ha sulle spalle una condanna a nove anni per reati di droga.

Ma i suoi bambini hanno bisogno di costanti cure, per cui a Claudia, nonostante il reclamo opposto dalla Procura, è stata concessa la detenzione domiciliare. Prima di questo provvedimento la donna aveva la possibilità di assentarsi dal carcere per soli tre giorni alla settimana per seguire le terapie dei figli ma simili frequenti spostamenti avevano generato, nelle scorse settimane, il timore che potesse essere esposta a rischi di contagio per via della pandemia da Covid-19 in atto.

“Si sono coniugate insieme emergenza coronavirus, sensibilità e interpretazione corretta e non frettolosa della legge e delle sentenze” ha dichiarato il garante regionale dei detenuti Samuele Ciambriello, commentando con favore la notizia della scarcerazione.