Il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, va in aula alla Camera per rispondere al Question Time sulla più grave crisi del sistema penitenziario della storia repubblicana. Prova a cavarsela con lo stile ecumenico che il premier Conte ha varato come linea di condotta dell’esecutivo. «Auspico sinceramente che in questo momento di grande difficoltà possiamo abbandonare le polemiche e, nel rispetto delle relative posizioni, concentrarci su come approvare le migliori leggi possibili. Su una materia delicata come quella penitenziaria ribadisco la mia apertura ad un confronto reale e concreto con le opposizioni». Il problema però non sono solo le opposizioni, è anche Italia Viva ad incalzare il Guardasigilli. Matteo Renzi non lascia passare giorno senza chiedere le dimissioni del capo del Dap. E in aula Bonafede incrocia le spade con Roberto Giachetti e Gennaro Migliore.

Le condizioni di invivibilità delle celle, autentici pollai in cui i detenuti sono costretti a vivere pigiati l’uno all’altro, segnano il superamento di una linea di confine inaccettabile, soprattutto alla luce dei decreti sul coronavirus. Le carceri italiane, già fino a ieri assolutamente inadeguate a garantire il rispetto del diritto alla dignità della persona, oggi si collocano nell’illegalità più evidente, rendendole vivai di contagio tra detenuti, agenti di polizia penitenziaria e personale civile. Bonafede non tradisce vergogna e sviscera i numeri che ha preteso dai suoi uffici per l’occasione:
«Il ministero si è fin da subito attivato per dotare tutti gli operatori penitenziari delle mascherine e dei guanti.

Alla data del 19 marzo sono state consegnate quasi 200.000 mascherine, circa 770.000 guanti monouso, lunedì sono state richieste alla Protezione Civile altre 150.000 mascherine di tipo chirurgico». Intanto però i casi di contagio in carcere ci sono, eccome. «Ce ne sono quindici», è costretto ad ammettere il Guardasigilli. E dove vengono messi? «In isolamento», si limita a dire Bonafede.

Che aggiunge, incalzato: «Si registra nelle prime tre settimane di marzo una riduzione della popolazione detenuta in carcere, passata dai 61.235 ai 58.592 effettivi nelle camere detentive di oggi, prevalentemente, in virtù delle leggi vigenti prima del decreto legge numero 18/2020, attribuendo a quest’ultimo un’incidenza che risulta essere di circa 200 detenuti». Gli risponde a distanza chi di carcere si occupa tutti i giorni, per conoscenza diretta, esercitando il diritto di sindacato ispettivo.

«Celle di isolamento delle quali a me non risulta che abbiano la doccia», dettaglia Rita Bernardini. «Gabinetto sì, ma docce no. Mi arrivano tantissime segnalazioni sulle mancanze, ad oggi: prodotti per lavare la cella, guanti, mascherine. A oggi si combatte a mani nude contro il virus. Dice che girano duecentomila mascherine? Al momento gli rispondo che nessuno le ha viste», ci dice l’esponente radicale. «E sul numero dei 15 positivi, è chiaro che è una cifra sottostimata. Perché non fanno il tampone a nessuno, salvo chi presenta condizioni gravi».

Enrico Costa, Forza Italia, non è soddisfatto di quel che ha sentito: «Né carne né pesce. Vuole la detenzione domiciliare, ma la rende di fatto impossibile perché sa bene che non ci sono i braccialetti. Si vede che è stretto tra i suoi compagni di partito – che butterebbero la chiave – e coloro che gli mettono sotto gli occhi il drammatico sovraffollamento. E lui calcia la palla in tribuna».

«La risposta all’emergenza coronavirus nelle carceri è stata inadeguata. Ora chiediamo di porre rimedio attraverso tre semplici mosse: dotare le persone di dispositivi di protezione individuale, fare un vero provvedimento che alleggerisca le carceri, con l’utilizzo di tutti gli strumenti a disposizione, e rimuovere il capo del Dap, per dare una linea di comando adeguata alla crisi che stiamo vivendo», gli replica Gennaro Migliore.

A Vittorio Sgarbi, che interviene in aula per ultimo, non risponde nessuno. Con la consueta ottava alta il deputato del gruppo Misto lo addita in un durissimo J’accuse: «Lei, Ministro, è responsabile politico della più grave e palese violazione del decreto sul contenimento del virus, per come sta facendo vivere i detenuti: se ci fosse un magistrato in ascolto dovrebbe indagarla adesso. Lei è un untore», gli grida. Poi gli spengono il microfono.

FIRMA L’APPELLO: http://bit.ly/DRAMMA_CARCERI