Centoventimila vittime. È il numero di morti evitate grazie alle misure di contenimento messe a punto dai governi europei per contrastare il coronavirus. A dirlo, uno studio dell’Imperial College di Londra pubblicato nel tredicesimo rapporto del Centro di collaborazione dell’OMS per le malattie infettive.

I ricercatori hanno studiato l’impatto dei provvedimenti assunti, in momenti diversi, dagli stati europei: dall’isolamento delle persone infette, alla chiusura di scuole e università, fino al lockdown totale. Ebbene, queste misure avrebbero avuto un ruolo fondamentale nel limitare il numero di contagi simultanei, alleggerendo la pressione sui sistemi sanitari dei diversi paesi. Questo avrebbe assicurato, dunque, più cure per coloro che sono risultati positivi abbassando così la percentuale di mortalità. Con una stima finale di vite salvate compresa tra le 21mila e le 120mila.

Secondo i ricercatori, attualmente le persone che hanno contratto il Covid-19 sono tra il 2 e il 12% della popolazione europea. Una percentuale calmierata proprio dalle misure restrittive.

“È certamente un momento difficile per l’Europa – spiega Samir Bhatt, uno degli autori dello studio, specializzato in modelli statistici – ma i governi hanno preso provvedimenti significativi per garantire che i sistemi sanitari non venissero sopraffatti. Esistono prove concrete del fatto che le misure restrittive hanno iniziato a funzionare e hanno appiattito la curva”. Ma il peggio, aggiunge, non è ancora alle spalle: “Riteniamo che molte vite siano state salvate. Tuttavia, è troppo presto per dire se siamo riusciti a controllare completamente le epidemie e le decisioni più difficili dovranno essere prese nelle prossime settimane”, conclude.

Eppure, nonostante la quarantena forzata, il numero di decessi quotidiani, soprattutto nei paesi più colpiti come l’Italia, resta molto alto.

“Anche se il bilancio delle vittime continua a salire – racconta Seth Flaxman, autore del report e professore di statistica – vediamo sufficienti segnali nei dati per concludere che le azioni drastiche intraprese dai governi europei hanno già salvato vite riducendo il numero di nuove infezioni ogni giorno. Ma poiché questi interventi sono molto recenti nella maggior parte dei paesi e c’è un intervallo temporale tra l’infezione e morte, ci vorrà più tempo – da giorni a settimane – affinché questi effetti si riflettano nel numero delle morti giornaliere”.