Vuole essere ironica perché tempo per piangersi addosso non ne vuole buttare più. Emanuela Vitale, giovane insegnante di Pianura, quartiere di Napoli, è una delle persone a cui la Procura ha fatto recapitare la disposizione di sgombero da cose e persone della sua casa. La palazzina deve essere abbattuta perché 27 anni fa fu costruita su un terreno con vincoli paesaggistici. “Ho ricevuto la lettera di Babbo Natale – ha detto Emanuela – Entro l’11 gennaio dobbiamo sgomberare la casa. Qui viviamo in quattro nuclei familiari con anche i bambini. Siamo in difficoltà”.

Emanuela già in passato aveva raccontato al Riformista della spada di Damocle che da anni pende sulla sua famiglia. La casa è stata costruita 27 anni fa, in contemporanea anche ad altre case che in quel periodo cominciavano a popolare il quartiere e in più occasioni sono arrivate le ruspe sotto casa che sono tornate indietro grazie a provvisorie sospensive. Ma quello che serve ora è una soluzione definitiva. “Intanto sono state date legalmente licenze fognarie, per le utenze, da parte dei comuni chele concedevano. Mio padre ha anche pagato gli oneri, l’oblazione e anche il condono perché la richiesta ci è arrivata proprio dal Comune. Ha pagato 30mila euro però poi il condono non è stato rilasciato e i soldi non sono stati restituiti. Oltre a questo poi ci sono anni di spese legali. Poi 10 anni dopo ci arriva la richiesta di sgombero”.

“Prima di procedere a questa azione triste per noi e per tutte le famiglie che sono nella mia stessa situazione, e ne siamo migliaia in tutta la Campania, – continua Emanuela – vorrei estendere l’invito a qualcuno della Procura a venire qui prima di quella data. Vorrei invitare la dottoressa Stefania Buda, in particolare, che ha preso in carico la questione e che per me è tra le più ragionevoli tra i procuratori sul tema. Voglio che veda con i propri occhi, non mediante le carte e i faldoni, la realtà dei fatti”.

Per Emanuela se la procuratrice si recasse di persona sul posto potrebbe comprendere meglio la realtà dei fatti che in 27 anni dalla costruzione della casa sono paesaggisticamente molto cambiati. “La mia casa verrebbe buttata giù per un vincolo paesaggistico – continua Emanuela – ma 27 anni dopo la costruzione della casa, ma forse anche allora, questa casa non deturpa alcun territorio o paesaggio. Ci troviamo a Pianura, un quartiere totalmente urbanizzato, con tante scuole, associazioni sportive e case in ogni dove nella stessa situazione della mia”.

Su Pianura insiste un vincolo relativo al Parco Nazionale degli Astroni che però è a ridosso del quartiere. “Noi non abbiamo costruito la nostra casa al centro di un parco nazionale – spiega Emanuela – e di quell’area noi pianuresi abbiamo un grandissimo rispetto. Sta di fatto che però negli anni il paesaggio qui è molto cambiato. Che senso ha oggi abbattere tutto quello che è stato costruito anche se inevitabilmente ha cambiato il volto della città?”.

“La soluzione a questo problema è semplicemente modificare una legge in base alle necessità attuali”, dice Emanuela che con i comitati cittadini da anni si batte per il diritto alla casa, soprattutto se questa è di prima necessità o l’unico luogo dove stare. “Abbiamo manifestato anche a Roma per chiedere al Governo di varare una legge che valuti realmente caso per caso le situazioni, non soltanto come è stato detto dalla Cartabia a voce, senza averlo ami messo per iscritto. Questo risparmierebbe a tante famiglie la violenza di vedersi la casa buttata giù da un momento all’altro”.

Il problema dell’abbattimento delle case abusive è enorme in Campania. Raffaele Cardamuro, presidente dell’associazione “Io abito”, in un’intervista al Mattino, tempo fa aveva parlato per la Campania di un milione di immobili abusivi con 300mila sentenza definitive. I Comuni spesso devono accollarsi le spese di demolizione che sarebbero a carico dei proprietari delle case ma che molto spesso non possono fare fronte a costi intorno ai 30mila euro di demolizione. Poi c’è il problema dello smaltimento di metri cubi su metri cubi di materiale edile. Per non parlare del dramma umanitario di dover ricollocare migliaia di famiglie che non sanno dove andare. “Tutto questo avviene durante la pandemia, uno scenario post bellico, che ha portato tantissime conseguenze a lungo tempo e un grande impoverimento della popolazione”, continua Emanuela.

“La demolizione allorquando sia prevista da una sentenza di condanna passata in giudicato deve essere eseguita – spiega Bruno Molinaro, avvocato che da anni segue vicende come quella della famiglia Vitale – Il punto è il tempo trascorso il quale la sanzione viene eseguita. In genere in Campania accade che la demolizione viene eseguita a distanza di numerosi anni dalla scoperta dell’abuso, dopo anche 20 o 30 anni. Questo è un dato paradossale perché non si prescrive mai. I nostri giudici, anche quelli della Cassazione, dicono che la sanzione non si prescrive mai e mi riferisco alla demolizione. Ma io penso all’omicidio che è il delitto più efferato. Quando l’omicidio non è premeditato è soggetto a prescrizione in anni 21. L’omicidio non premeditato si prescrive, la sanzione della demolizione non si prescrive mai”.

Giornalista professionista e videomaker, ha iniziato nel 2006 a scrivere su varie testate nazionali e locali occupandosi di cronaca, cultura e tecnologia. Ha frequentato la Scuola di Giornalismo di Napoli del Suor Orsola Benincasa. Tra le varie testate con cui ha collaborato il Roma, l’agenzia di stampa AdnKronos, Repubblica.it, l’agenzia di stampa OmniNapoli, Canale 21 e Il Mattino di Napoli. Orgogliosamente napoletana, si occupa per lo più video e videoreportage. E’ autrice del documentario “Lo Sfizzicariello – storie di riscatto dal disagio mentale”, menzione speciale al Napoli Film Festival.