Diritto alla casa, pianificazione urbanistica, edilizia pubblica, assetto territoriale. Chiudete gli occhi e immaginate di applicare queste espressioni alla realtà che ci circonda, quella di Napoli e della Campania tutta. Cosa vi viene in mente? Basta guardare cosa sta accadendo in questi giorni a Casal di Principe, nel Casertano, e ricordare quello che ciclicamente accade a Ischia o nei quartieri della periferia napoletana: ruspe, sgomberi, proteste, drammi sociali. La stessa sequenza cui si è assistito ieri a Casal di Principe.

L’unica novità sono state le dimissioni del sindaco Renato Natale che, dopo sette anni di mandato, ha dismesso la fascia tricolore in segno di protesta contro la Procura di Santa Maria Capua Vetere che non ha concesso proroghe per consentire al Comune di trovare un’alternativa alle due famiglie, formate da quattro adulti e quattro bambini tra i tre e i sette anni, sotto sfratto. Novità perché mai nessun sindaco ha fatto una scelta così drastica per tutelare e porre l’attenzione su un diritto, come quello alla casa, che lo Stato dovrebbe garantire a tutti. Detto questo, per il resto i fatti di Casal di Principe richiamano episodi già visti: famiglie che si oppongono allo sgombero, forze dell’ordine che presidiano la zona, funzionari che provano a mediare con gli inquilini perché lo sfratto avvenga senza tensioni, malori, grida, proteste di piazza, le ruspe che alla fine entrano in azione e i costi per l’abbattimento che finiscono per pesare sui conti già disastrati dell’amministrazione comunale di turno.

«Serve un atto di responsabilità che deve necessariamente fare il legislatore nazionale, quindi anche le forze politiche», spiega Bruno Discepolo, architetto, urbanista e assessore regionale della Campania. «In Parlamento ci si deve misurare su questo argomento fuori da ogni semplificazione o radicalizzazione ideologica come purtroppo è stato in questi anni a fronte di ogni tentativo di aprire una pagina di riflessione». Basta, quindi, con le fughe di responsabilità. Discepolo dice di non amare la definizione “abuso di necessità”, ma evidenzia come esistano abusi di diversa entità. «Come Regione – racconta l’assessore campano – abbiamo provato a introdurre delle proposte ma c’è stato un muro posto dal Governo, da alcune forze politiche, da una parte dell’opinione pubblica». Posto che l’abusivismo non può non essere sanzionato, i piani di recupero previsti dalla legge del 1985 si sono rivelati un flop perché i Comuni non hanno investito le cifre dei condoni nella riqualificazione delle aree degli immobili condonati, ma le hanno usate per sanare i loro debiti su altre voci.

«È stata la prima distorsione, il primo tradimento anche a una legge che aveva tanti tanti limiti ma si spingeva in positivo sul concetto di condono proponendo anche di recuperare il territorio», osserva Discepolo. Se ne parla da 36 anni. «La vera scelta fatta dalla politica e dalle istituzioni – aggiunge l’assessore regionale – è stata quella di pensare che l’unico modo di risolvere il problema fosse evitare di affrontarlo, lasciando le pratiche in un cassetto. Molte amministrazioni evitano di prendersi la briga di decidere se condonare oppure no e quando il caso finisce all’attenzione della magistratura, seguendo un iter che porta, anche se a distanza di anni, a una sentenza. E a quel punto scoppia il caso». In generale, assetto del territorio ed edilizia abitativa sono due materie che viaggiano di pari passo, intrecciano le competenze degli amministratori locali e non possono fare a meno di una politica illuminata e strutturata. Se per assetto territoriale si intende tutto quello che riguarda la riqualificazione urbana, l’arredo e il miglioramento degli spazi pubblici, l’edilizia pubblica abbraccia tutte le iniziative e i servizi finalizzati allo sviluppo delle abitazioni, inclusi quelli per gli alloggi popolari.

Un report della fondazione Openpolis ha analizzato il numero di investimenti che le amministrazioni delle città italiane hanno sostenuto annualmente. I dati sono aggiornati a prima della pandemia del 2020. Tra le più grandi e popolose città italiane, è Milano a spendere di più per abitante in materia di territorio ed edilizia: 93,85 euro pro capite. Napoli arriva a 52 euro. Nel 2019 la spesa complessiva per territorio ed edilizia nel capoluogo campano è stata di 50 milioni e 151.677 euro per una popolazione di circa un milione di abitanti. Confrontando i dati degli ultimi cinque anni, si nota un incremento degli investimenti in materia di urbanistica ed edilizia (+26,6%) ma la strada è ancora lunga e le criticità ancora troppe, come la drammatica vicenda di Casal di Principe insegna.

Napoletana, laureata in Economia e con un master in Marketing e Comunicazione, è giornalista professionista dal 2007. Per Il Riformista si occupa di giustizia ed economia. Esperta di cronaca nera e giudiziaria ha lavorato nella redazione del quotidiano Cronache di Napoli per poi collaborare con testate nazionali (Il Mattino, Il Sole 24 Ore) e agenzie di stampa (TMNews, Askanews).