Equilibri e scenari si ricompongono, passata la sbornia per il respinto assalto all’Emilia-Romagna. Anche perché altre regioni vanno al voto nei prossimi mesi e il boccino sulle candidature deve attestarsi. E se in dieci si contendono la leadership dell’agonizzante M5S, uno dei temi del confronto è quello dell’alleanza politica alle elezioni regionali di primavera. Democratici e pentastellati sono in quella che Facebook definirebbe “una relazione complicata”. Parlando nelle riunioni interne, a telecamere spente, molti – in entrambi gli schieramenti – storcono il naso. Sarà quella la prova del fuoco, superata la quale, si potrebbero aprire le porte per un futuro a livello nazionale.

Intanto il gotha dem, a cominciare dal segretario, non nasconde la propria simpatia per il premier Giuseppe Conte, rivelazione della politica partorito dalla fucina pentastellata. Sul proseguimento futuro del flirt, però incombe più di un terzo incomodo a cominciare da Matteo Renzi, passando per Alessandro Di Battista, con l’incognita di Luigi Di Maio. Se l’amore tra Pd e M5S prevarrà sulle frizioni interne non si sa, quel che è certo è che per un politico di lungo corso come l’onorevole Paolo Cirino Pomicino si tratterebbe di “un grande errore”: «I Cinquestelle adesso si attestano intorno a poco più del 10 per cento». L’invito ad “aprirsi” proposto da Romano Prodi alla comunità Dem, se accolto, rischia di comportare, secondo Pomicino, «il perpetuarsi dell’assenza di un’identità vera del Pd con un miscuglio di frammenti a loro volta senza identità».

Il giudizio dell’ex ministro Dc è tranchant anche sull’attuale stato di salute del Partito democratico all’interno della maggioranza giallorossa. «Al momento – sostiene l’onorevole – è il Partito democratico che si sta “ingrillendo”, vedi su questioni aperte come la prescrizione e la concessione Autostrade». E sull’apertura dei Dem a una futura alleanza politica con il movimento di Grillo, l’esponente della Prima Repubblica non ha dubbi: «Il Pd sta chiedendo a una parte del M5S di entrare nel Partito democratico». Insomma, niente amore, soltanto interesse. A fare da controcanto, rimane Italia Viva, che prepara la sua prima kermesse nazionale. Matteo Renzi l’ha annunciata ieri.

«Sabato 1 e domenica 2 febbraio Cinecittà accoglierà la prima assemblea nazionale di Italia viva. Cinecittà è il luogo dei sogni» e proprio lì «sarà bellissimo riflettere tutti insieme su come costruire il sogno di una Italia che torna a crescere anziché star ferma nella stagnazione di questi mesi». Il sogno di Renzi potrebbe trasformarsi nell’incubo di Giuseppe Conte, che il leader di Iv confida di vedere sostituito a Palazzo Chigi. Gran mediatore, il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri – candidato alle suppletive nel collegio Roma Uno, per Pd e Italia Viva – che interverrà durante la giornata di sabato a Cinecittà. A fare da avvocato dell’avvocato, rimane il segretario Dem. Zingaretti ieri ha però dovuto prendere atto del gran rifiuto di Elly Schlein. In diretta tv, ospite di Agorà su Rai 3, il segretario Pd ha detto che se Schlein volesse diventare presidente del partito, le porte sarebbero aperte: «dipenderebbe da lei». «Guardo con interesse e rispetto al dibattito sul processo che sta avviando il Pd – risponde Schlein – ma il punto non è tanto dove vado io, il punto è se riusciamo tutti insieme a trovare un posto nuovo, che tutti possano sentire come casa, e dove vederci per discutere come ricostruire l’intero campo progressista, ecologista, civico e della sinistra, su basi nuove»