Caronia sta a corona di due colline che allungano i Nebrodi sino al mare. Ulivi d’argento e agrumi di smeraldo sono l’avanguardia di boschi densi: lecceti, sugherete, su a raggiungere le faggete dal letto rosso. Un mondo delle favole in cui si sta consumando una delle tragedie più orribili degli anni recenti, un mistero fitto come una selva: lunedì 3 agosto, ha inghiottito Viviana Parisi e suo figlio Gioele Mondello, 47 anni in due, neppure mezza vita. Il bosco, sabato, ha ridato indietro la madre, morta, sfigurata, i medici legali diranno alcune verità sulla fine di Viviana, non tutte. E Gioele ancora non c’è, 8 giorni, un corpo minuto che è un fantasma. Lunedì 3 sono usciti di casa, da Venetico, per andare a Milazzo a comprare le scarpe al bambino, e forse delle scarpe non c’era bisogno, e Viviana a Milazzo non si è fermata, ha proseguito sulla A20, è uscita dall’autostrada a Sant’Agata di Militello, senza pagare il casello, ed è rientrata dopo 22 minuti, continuando in direzione opposta a quella di casa, ormai lontana più di 70 km.

L’urto con un furgone in una galleria, la madre abbandona la macchina, prosegue a piedi, qualche centinaio di metri, il salto del guardrail, il buio. E chi dice che il bambino lo aveva e chi dice di no, e nessuno che finora sveli la ragione dello stop a Sant’Agata. Non esiste un racconto lucido, nitido, su alcuno degli elementi di questo dramma. Viviana da Torino era scesa in Sicilia insieme al marito, per vivere a Venetico, per alcuni la sua vita anche se non un placido stagno non era un mare in tempesta, per altri la burrasca era nell’aria. Resta una partenza senza un motivo vero, uno stop misterioso, un banale incidente, un volo in un bosco, un corpo martoriato e un bambino svanito. E forse, questo giallo aprirà di colpo tutti i suoi segreti per consegnarci verità banali, quanto il male lo sia, quanto lo siano i drammi annunciati: eventi fortuiti che innescano il tritolo di un’esistenza fragile che lambisce il bilico della tragedia, che passa rasente all’incubo e basta un soffio e si cade dal lato dell’abisso. Forse Viviana viveva un periodo particolare, chi l’ha vista allontanarsi sulla strada parla di una persona assente.

Sì, forse lei non aveva tutta la lucidità che per conformismo si attribuisce alle persone: non ha valutato la pericolosità di infilarsi in un bosco, perché tutte le cose che ha fatto prima di arrivare a Caronia sembrano non avere una ragione apparente. O forse, e si spera, quei testimoni che dicono di non averle veduto in braccio il figlio, mentre si allontanava, hanno visto bene, e la mancanza di Gioele compensa la motivazione della sosta a Sant’Agata di Militello. I forse sono le maniche del cielo a cui l’umanità si attacca quando il male incombe possente. Tutto ciò che sta intorno a Caronia è bello, tranne la natura che lambisce l’autostrada: da ogni parte, quando il bosco incontra la modernità ne nasce un disagio che colma l’aria, che mette l’ansia, se per un qualunque motivo ci si ferma, lungo le carreggiate autostradali, si strappano gli attimi per risalire in fretta, scappare.

La speranza è che Gioele non ci fosse con la madre, non sia entrato nel bosco con lei. E la consolazione, per Viviana, si vorrebbe che fosse stata vittima solo della propria confusione, che nel bosco avesse incontrato solo un incidente, non un fattore disumano, mortale. Giù, lungo la costa, ci stanno chilometri di spiagge bellissime, assediate dal verde, che incombono sopra un mare cristallino, intorno alla A20 è il regno del silenzio e della tranquillità. Viviana ha scosso tutto questo. Gioele da otto giorni è un fantasma.