Per il dottor Roberto Mancini, allenatore e virologo part-time, possiamo stare tranquilli. “In Italia vedo troppi pessimisti. La situazione non è quella di marzo, non vedo grandissimi problemi”, ha detto infatti il commissario tecnico della Nazionale di calcio ai microfoni di RaiSport, a poche ore dell’amichevole tra Azzurri e Moldova a Firenze.

Un Mancini ormai a ruota libera che, da novello virologo, ha aperto un fronte contro il ministro Roberto Speranza, reo di aver detto l’ovvio, ovvero che la priorità del sistema Paese tra scuola e calcio va ovviamente alla prima. “Se dobbiamo correre un rischio perché le scuole riaprono sono d’accordo, ma se dobbiamo correrlo per portare decine di migliaia di persone allo stadio sono”, aveva sottolineato il ministro, provocando l’ira funesta del ct-prof Mancini: “A volte bisogna pensare prima, quando si parla. Lo sport è un diritto, come la scuola e il lavoro, non è una cosa che ci viene data così. Lo sport è praticato da milioni di italiani a tutti i livelli”.

Finita qui? Non per l’allenatore della Nazionale che, ormai incontenibile, prova una seconda volta a sostituirsi a ministri, tecnici ed esperti, un po’ il contrario del luogo comune degli italiani “60 milioni di allenatori”. Così Mancini lancia la proposta di riaprire gli stadi al pubblico, mentre nel Paese i contagi risalgono a 3600 al giorno. “La mia idea rimane quella che ci possano essere le persone a vedere le partite. In quasi tutta Europa hanno parzialmente riaperto. A Danzica ci saranno 10mila persone e ne siamo contenti“, spiega il Ct facendo l’esempio della Polonia.

Uscita che questa volta provoca la reazione di Walter Ricciardi, consigliere per il ministro della Salute Roberto Speranza e rappresentante italiano presso il consiglio dell’Oms. Da Ricciardi, intervenuto su Rai Radio1 ospite di Un Giorno da Pecora, una bacchettata senza mezze misure: ”E’ una affermazione destituita di ogni fondamento scientifico, lui ha citato paesi come la Polonia, che è uno degli stati che sta peggiorando più rapidamente, non un esempio da addurre…”.