Roberto Vannacci ha fatto un salto dalla finestra. Precisamente la “finestra di Overton”, un principio della comunicazione politica secondo cui un concetto ritenuto inaccettabile dall’opinione pubblica, dopo essere stato immesso nel dibattito e discusso, diventa sempre più popolare fino ad essere prima accettato e poi considerato normale. Può essere progressista se utilizzato per estendere i diritti civili (si pensi all’aborto e ai matrimoni gay) o reazionario quando, come nel caso della remigrazione sostenuta da Futuro Nazionale, si rischia di scivolare verso uno strisciante suprematismo. Attenzione: il Generale non va considerato un’anomalia del sistema politico, ma un fenomeno in linea con ciò che avviene in tutte le democrazie occidentali. La sua strategia comunicativa è efficace, ha risorse e visione strategica. E ha già centrato un grosso risultato: pur esistendo formalmente da poche settimane, Futuro Nazionale sta già dettando l’agenda mediatica e politica. Direttamente con le sue dichiarazioni provocatorie cui seguono ondate di reazioni – presumibilmente un effetto studiato e voluto – e indirettamente, perché la sua semplice presenza sulla scena costringe la maggioranza a misurarsi con un inaspettato competitor a destra.

E il centrosinistra cerca di utilizzarlo come un grimaldello per scardinare l’alleanza guidata da Giorgia Meloni. Non sfugge il fatto che il primo confronto faccia a faccia del Generale fu addirittura con un ex presidente del Consiglio, Matteo Renzi, che lo sfidò nel ring di Pulp Podcast, di Fedez e Mr. Marra. Il risultato principale non fu l’enormità degli ascolti (2,2 milioni solo su YouTube, record assoluto della trasmissione), ma la legittimazione politica che ne derivò: fino a quel momento nessun leader aveva accettato di confrontarsi con un esponente politico ritenuto intoccabile come un paria per il suo estremismo. Ma Vannacci esisteva tra la gente già prima: più di un anno fa, sempre con il duo Fedez-Mr. Marra, fece 2,1 milioni di visualizzazioni. Più dell’intervista a Giorgia Meloni, 1,9 milioni.

Vannacci è partito da lontano, quasi sotto traccia, e ha costruito una struttura comunicativa capillare ed efficace, dai social ai media tradizionali. Sui social la sua macchina ricorda molto “la Bestia” creata da Luca Morisi per Salvini, capace di generare engagement sui temi per farli confluire sulle pagine ufficiali. C’è infatti una miriade di siti satellite non collegati al partito che promuovono video virali centrati su atti di violenza e inciviltà commessi prevalentemente da immigrati e inframmezzati da video del Generale. L’associazione che ne deriva è elementare, immediata, efficace. Una rete che si moltiplica e si estende e soprattutto crea consenso nei target elettorali più sensibili. Sui media tradizionali, Vannacci ha la capacità di tradurre in messaggi semplicissimi le paure di ampie fasce di popolazione. In un dibattito fortemente polarizzato in cui si fa spesso ricorso a espressioni volgari e incivili, il militare approdato alla politica si distingue perché il suo estremismo non è nei modi o nei toni, che anzi sono quasi da “ufficiale e gentiluomo”, ma nei contenuti: trasforma idee radicali e spesso estreme, già presenti nella società ma non nel dibattito pubblico, in semplici constatazioni di buon senso, utilizzando un linguaggio istituzionale. Convince perché non urla, parla con naturalezza e fa ricorso all’ironia, apparendo autorevole e rassicurante. In questo modo normalizza l’estremo.

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