Matteo Renzi non si fermerà mai, ha avuto l’occasione di ricevere il testimone da Silvio Berlusconi, ma ha gettato questa opportunità nel Tevere. Negli anni ha tentato diverse operazioni di ribaltamento di governi e, in alcuni casi, c’è riuscito (per citare alcuni esempi: i governi Letta e Conte II). Ora la sua «mano invisibile» starebbe spingendo Roberto Vannacci con l’obiettivo di far esplodere il centrodestra; anche se, va detto, Meloni, stando così le cose (a sinistra non c’è una proposta valida e al centro sono più divisi dei Ferragnez), potrebbe mantenere il domicilio per altri cinque anni a Palazzo Chigi. Ma andiamo con ordine. Da settimane, nel Transatlantico, circola una domanda che fino a pochi mesi fa sarebbe sembrata paradossale: dietro l’ascesa politica del Generale Roberto Vannacci potrebbe esserci, almeno in parte, la mano di Renzi?

Le indiscrezioni

La tesi è suggestiva e, come spesso accade, si muove sul confine tra fantasie, indiscrezioni e calcolo politico. Secondo le ricostruzioni, negli ultimi mesi il leader di Italia Viva e il Generale – oggi protagonista di un progetto politico autonomo alla destra di Giorgia Meloni e Matteo Salvini – si sarebbero incontrati segretamente con lo scopo, appunto, di far crollare Meloni. Secondo diverse voci di corridoio, Renzi e Vannacci, nel corso di questi incontri, avrebbero discusso degli equilibri politici italiani e delle prospettive di una nuova offerta politica capace di intercettare il malcontento di una parte dell’elettorato conservatore. Entrambi hanno smentito ufficialmente queste ricostruzioni, ma strizzando un occhio alla verità e un altro al dubbio diamo per vera questa ipotesi.

La mano Renzi spinge Vannacci per far esplodere il centrodestra

Ciò che rende la vicenda interessante non è tanto l’eventuale esistenza di contatti tra due protagonisti della scena pubblica, quanto la convergenza di interessi che molti osservatori intravedono. Renzi, infatti, non ha mai nascosto di considerare Vannacci un problema soprattutto per Giorgia Meloni. In diverse interviste ha sostenuto che il Generale potrebbe occupare lo spazio dei delusi della destra e sottrarre consenso proprio ai partiti della maggioranza. Una lettura che porta alcuni commentatori a formulare un’ipotesi più ambiziosa: Renzi non starebbe costruendo Vannacci, ma avrebbe compreso prima di altri il potenziale destabilizzante della sua iniziativa politica. In questa prospettiva, il leader di Italia Viva vedrebbe nella nascita di una forza alla destra di Fratelli d’Italia un’occasione per frammentare il blocco elettorale che negli ultimi anni ha garantito la leadership a Meloni.

Il paragone con Farage

Il paragone evocato più volte è quello con Nigel Farage nel Regno Unito. Un leader capace di condizionare il sistema politico, pur senza appartenere ai Tories o ai Labours, e di erodere consenso all’area conservatrice. Non a caso, Renzi ha più volte richiamato quel modello nelle sue analisi pubbliche. Ora è presto per dire se Vannacci sarà o meno la spina nel fianco di Meloni; per vedere i veri spostamenti si dovrà attendere il prossimo settembre. Però la domanda resta aperta. Renzi è il regista occulto dell’operazione Vannacci o semplicemente il politico che per primo ha intuito quanto il Generale possa diventare un problema per la leadership di Giorgia? Se dovesse confermare a distanza di anni, come ha fatto per Conte, firmerebbe il suo (secondo) suicidio politico. Implicitamente, forse, Renzi sta mandando un messaggio al centrodestra: se aspetti ancora ti levano le scarpe da piedi e t’hanno bell’e cucinato.