Il Tribunale di Ischia non si tocca! Le vicende richiamate nella delibera del Csm, che nei giorni scorsi ha disposto l’allontanamento del giudice coordinato Eugenio Polcari, e che non sono state ancora neppure ancora accertate dalla magistratura, sembrano strumentalizzate per giustificare la chiusura del presidio giudiziario isolano.

Per decenni l’avvocatura locale, supportata da quella napoletana e nazionale, si è battuta per il mantenimento e l’efficientamento dell’ufficio giudiziario di Ischia, soprattutto dopo che lo stesso è uscito fortemente ridimensionato e privato quasi del tutto del suo personale amministrativo in seguito alla scriteriata e inopportuna riforma della geografia giudiziaria, riuscendo poi a salvarsi in extremis. Da allora, la sezione distaccata di Ischia del Tribunale di Napoli è sopravvissuta solo grazie a ben tre proroghe inserite nei Decreti Milleproroghe, ma tra mille difficoltà, senza cancellieri né assistenti giudiziari, privata della propria pianta organica. E sono caduti nel vuoto i reiterati appelli dell’avvocatura e delle istituzioni locali nonché ben due proposte di legge per la stabilizzazione, tant’è che la soppressione è slittata da ultimo al 31 dicembre 2022. Questa è l’ennesima tegola che si abbatte sulla Giurisdizione Ischitana, ma quel che più preoccupa sono le gravi considerazioni riportate nella delibera del Csm, secondo cui il Tribunale di Ischia sarebbe la “maledizione d’Italia”, come se che tutti i problemi della giustizia nazionale dipendessero da una sezione distaccata, abbandonata e bistrattata dallo Stato.

A prescindere, infatti, da quelli che saranno gli esiti degli accertamenti giudiziari in ordine all’ultimo caso che ha riguardato un giudice togato in servizio sull’isola, va evidenziato che, in via del tutto gratuita, vuole farsi passare l’immagine di un’”isola del malaffare”, di un ufficio giudiziario “covo dell’illegalità”, in quanto «già due magistrati di recente assegnati sono stati sottoposti a procedimento penale e a misure cautelari di carattere coercitivo». Ma non dimentichiamo che, in realtà, è stata la magistratura che ha assegnato al Tribunale di Ischia giudici togati già con altre vicende in esame, riguardanti fatti avvenuti prima di approdare alla sede distaccata. La comunità ischitana, oggi, unitamente all’avvocatura, si vede ingiustamente additata come il “male assoluto” della Nazione, perché “particolarmente litigiosa” e per questi motivi inserita in un sistema etichettato come “caso Ischia”.

La grave denigrazione dell’onorabilità della classe forense e della cittadinanza ischitana sarà all’ordine del giorno della prossima assemblea degli Avvocati convocata a Ischia d’urgenza per mercoledì prossimo, con la partecipazione dei rappresentanti Nazionali di Cnf e Ocf, del Coa di Napoli e dei sindaci d’Ischia. Vorrei evidenziare, infine, che la mancanza di stabilizzazione, a tutt’oggi, del Tribunale si riverbera anche sull’ufficio del Giudice di pace, dove da oltre tre anni non è presente neppure un cancelliere in pianta stabile e un unico applicato, saltuariamente, firma alcuni provvedimenti per la pubblicazione. Ciò ha comportato un arretrato di oltre 1.500 sentenze da pubblicare, uno slittamento delle prime udienze fissate nell’atto di citazione a otto mesi e l’attesa di oltre un anno e mezzo per ottenere un decreto ingiuntivo, oltre il blocco della concessione dell’esecutorietà dei decreti. Oggi più di ieri bisogna unirsi e alzare le barricate a difesa di un servizio essenziale quale è quello della giustizia per i cittadini delle isole.