L’assalto giudiziario del Procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri contro l’allora presidente della regione Mario Oliverio fu raccontato ed esaltato dal Fatto Quotidiano almeno 15 volte in prima pagina. Sapete – no? – come si chiama questa pratica, in gergo: è la gogna mediatica. Si prendono le accuse di un Pm, si trasformano in sentenze per magia, e si usano per demolire una persona. Molti articoli, molti titoli, molti editoriali di Marco Travaglio in persona.

Poi un bel giorno succede che il Gup debba emettere una sentenza sulle accuse di Nicola Gratteri a Oliverio. E la sentenza è semplice, secca e veloce: il fatto non sussiste. Cosa sussiste? Solo il Fatto Quotidiano. Il quale ripara alla sua travolgente e sconsiderata campagna di stampa con un gesto molto onesto: dà notizia ai suoi lettori della assoluzione. In pagina 1? no. In pagina 2 ? No. In pagina tre, quattro, cinque, sei… no, no, no. In pagina 13. Proprio in fondo alla pagina. Una “breve” (si chiama così, sempre in gergo giornalistico, spesso viene usata per annunciare feste di paese, di piccolo paese, o lotterie, o riffe) di 18 righe esatte, con un titolo a una colonna. Nelle 18 righe non trova spazio la parola Gratteri. Cioè il nome del magistrato che ha collezionato il suo ennesimo flop, dopo aver terremotato la regione e spinto al cambio di maggioranza.

E’ giornalismo, questo? Diciamo che se per giornalismo intendiamo l’attività di chi fa informazione, beh, no: non è giornalismo. Se invece ci riferiamo solo al giornalismo italiano, allora sì: è giornalismo di prim’ordine…